Astronomia / astrofisica

15 dischi protoplanetari studiati nel progetto ODISEA con la loro classificazione secondo il modello proposto

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta un modello che traccia l’evoluzione dei dischi protoplanetari attraverso cinque fasi. Un team di ricercatori del progetto ODISEA (Ophiuchus DIsc Survey Employing ALMA) ha sviluppato questo modello usando sia simulazioni che osservazioni di dischi protoplanetari all’interno della nube molecolare di Ofiuco ottenute usando il radiotelescopio ALMA. Il tipo di evoluzione osservato conferma la divisione in fasi proposta nel 2020 in un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” e offre qualche conferma ai meccanismi con cui i pianeti giganti influenzano le dinamiche all’interno di quei dischi.

La nebulosa planetaria NGC 1514 vista dal telescopio spaziale James Webb

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb raffigura NGC 1514, una nebulosa planetaria al cui centro c’è una stella morente. Lo strumento MIRI (Mid-Infrared Instrument) ha catturato dettagli mai visti finora, soprattutto degli anelli visibili solo agli infrarossi. La stella morente ha una compagna, anche se nelle immagini sembra di vedere al centro della nebulosa un’unica stella brillante. Questo spettacolo continuerà ancora per molti millenni prima che i materiali si disperdano nello spazio interstellare. Nel frattempo, della stella morente è già rimasto solo un nucleo compatto sotto forma di nana bianca.

L'area attorno alla regione di Acheron Fossae su Marte

L’ESA ha pubblicato immagini della regione di Acheron Fossae su Marte catturata dalla High Resolution Stereo Camera (HRSC) della sua sonda spaziale Mars Express. La peculiarità di queste immagini è che mostrano le due facce di Marte, nel senso che mostra come il pianeta rosso sia sostanzialmente diviso in due parti con caratteristiche geologiche ben diverse. Circa metà di Marte è composta da un terreno antico marcato da crateri e altri segni dell’età e di attività mentre l’altra metà è molto più liscia, con una superficie probabilmente riplasmata dalla lava di vulcani non più attivi.

La galassia JADES-GS-z13-1 (il cerchietto rosso al centro) vista dal telescopio spaziale James Webb (Immagine ESA/Webb, NASA, STScI, CSA, JADES Collaboration, Brant Robertson (UC Santa Cruz), Ben Johnson (CfA), Sandro Tacchella (Cambridge), Phill Cargile (CfA), J. Witstok, P. Jakobsen, A. Pagan (STScI), M. Zamani (ESA/Webb))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta i risultati delle osservazioni della galassia primordiale catalogata come JADES-GS-z13-1. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale James Webb per esaminare questa galassia, stimando che risale a circa 330 milioni di anni dopo il Big Bang. La sorpresa è arrivata dalle analisi spettroscopiche con la cosiddetta radiazone Lyman-alfa, emessa negli ultravioletti dall’idrogeno in circostanze specifiche, perché era molto più forte di quanto ci si aspetterebbe da una galassia di quell’epoca.

Herbig-Haro 49/50 (NIRCam and MIRI Image, annotated)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb mostra l’oggetto di Herbig-Haro 49/50, o semplicemente HH 49/50, un tipo di nebulosa legato a processi di formazione stellare. Gli strumenti NIRCam (Near-Infrared Camera) e MIRI (Mid-Infrared Instrument) sono stati usati in combinazione per osservare i dettagli agli infrarossi dei deflussi la cui forma aveva portato a soprannominare questo oggetto il Tornado Cosmico. Per anni gli astronomi si sono chiesti cosa fosse l’oggetto che vedevano a malapena nelle immagini ottenute con altri strumenti sulla “punta del tornado” e Webb ha permesso loro di capire che si tratta di una galassia a spirale molto più distante.