Astronomia / astrofisica

La sonda spaziale Tianwen-2 decolla su un razzo vettore Long March 3B (Foto cortesia Xinhua/Cai Yang)

Poche ore fa è stata lanciata con successo la missione Tianwen-2. Un razzo vettore Long March 3B è decollato dal centro di lancio di satelliti di Xichang e dopo circa 18 minuti la sonda spaziale si è separata dall’ultimo stadio del razzo per cominciare il suo viaggio verso l’asteroide 469219 Kamoʻoalewa. Lo scopo è di prelevare campioni dalla sua superficie da riportare sulla Terra per poi riprendere il suo viaggio nello spazio verso la cometa 311P/PanSTARRS.

Le Nubi di Magellano viste dalla sonda spaziale Gaia (Immagine ESA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati di uno studio della Piccola Nube di Magellano che mostra come questa galassia nana stia subendo delle distorsioni nella sua forma a causa di varie influenze gravitazionali. Satoya Nakano e Kengo Tachihara dell’Università di Nagoya, in Giappone, ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA assieme a informazioni sulle stelle cefeidi raccolte dal progetto OGLE (Optical Gravitational Lensing Experiment). Ciò ha permesso di determinare le distanze di 4.236 cefeidi e le anomalie nei loro movimenti. La conclusione è che la Piccola Nube di Magellano stia subendo un’influenza gravitazionale da parte della Grande Nube di Magellano e di un’altra fonte ancora sconosciuta.

sinistra i resti della supernova SN 1987A visti dal telescopio spaziale James Webb e negli altri due riquadri la simulazione della distribuzione di densità dei resti, che includono i materiali ricchi di ferro, e la morfologia attuale di quei resti.

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio della supernova SN 1987A che offre le prove che l’esplosione è stata decisamente asimmetrica e dominata da due getti bipolari. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisico Salvatore Orlando dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Palermo ha sviluppato un modello che tiene conto dell’interazione tra materia e campo magnetico per studiare l’evoluzione di SN 1987A. I risultati riproducono con successo la morfologia dei materiali espulsi, ricchi di ferro, che è stata osservata in particolare dal telescopio spaziale James Webb. Ciò mostra come quelle strutture siano il risultato di un’esplosione asimmetrica.

15 dischi protoplanetari studiati nel progetto ODISEA con la loro classificazione secondo il modello proposto

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta un modello che traccia l’evoluzione dei dischi protoplanetari attraverso cinque fasi. Un team di ricercatori del progetto ODISEA (Ophiuchus DIsc Survey Employing ALMA) ha sviluppato questo modello usando sia simulazioni che osservazioni di dischi protoplanetari all’interno della nube molecolare di Ofiuco ottenute usando il radiotelescopio ALMA. Il tipo di evoluzione osservato conferma la divisione in fasi proposta nel 2020 in un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” e offre qualche conferma ai meccanismi con cui i pianeti giganti influenzano le dinamiche all’interno di quei dischi.

La nebulosa planetaria NGC 1514 vista dal telescopio spaziale James Webb

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb raffigura NGC 1514, una nebulosa planetaria al cui centro c’è una stella morente. Lo strumento MIRI (Mid-Infrared Instrument) ha catturato dettagli mai visti finora, soprattutto degli anelli visibili solo agli infrarossi. La stella morente ha una compagna, anche se nelle immagini sembra di vedere al centro della nebulosa un’unica stella brillante. Questo spettacolo continuerà ancora per molti millenni prima che i materiali si disperdano nello spazio interstellare. Nel frattempo, della stella morente è già rimasto solo un nucleo compatto sotto forma di nana bianca.