Astronomia / astrofisica

Rappresentazione artistica del sistema della stella di Barnard (Immagine International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA/P. Marenfeld)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la conferma dell’esistenza di quattro esopianeti più piccoli della Terra che orbitano attorno alla stella di Barnard. Un team di ricercatori ha combinato rilevazioni ottenute con lo strumento MAROON-X montato sul telescopio Gemini Nord alla Hawaii con altre ottenute in modo indipendente con lo strumento ESPRESSO installato sul VLT dell’ESO in Cile. Il risultato è la conferma dell’esopianeta Barnard b, la cui esistenza è stata annunciata nell’ottobre 2024, e di altre tre sub-Terre, piccoli pianeti che sono quasi certamente rocciosi.

Il telescopio spaziale SPHEREx e i satelliti PUNCH al decollo su un razzo Falcon 9 (Immagine cortesia SpaceX)

Poche ore fa il telescopio spaziale SPHEREx e i satelliti PUNCH, due missioni astronomiche della NASA, sono partiti su un razzo vettore Falcon 9 di SpaceX dalla base di Vandenberg. Dopo circa 42 minuti SPHEREx si è separato con successo dall’ultimo stadio del razzo e dopo altri 10 minuti circa anche i satelliti PUNCH si sono separati nel giro di circa un minuto. Entrambe le missioni opereranno da un’orbita eliosincrona a 700 chilometri di altitudine per SPHEREx e a 570 chilometri di altitudine per PUNCH.

Concetto artistico di SIMP 0136 (NASA, ESA, CSA, J. Olmsted (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati di uno studio dell’oggetto supergioviano catalogato come SIMP J013656.5+093347.3 e indicato come SIMP J0136+09 o semplicemente come SIMP 0136. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per monitorare le emissioni infrarosse provenienti da quest’oggetto. La sua natura è ancora indeterminata perché ha una massa stimata attorno a 13 volte quella di Giove, ai confini tra pianeta e nana bruna. Il risultato è la scoperta di un’atmosfera che varia rapidamente, probabilmente a causa di strati di nubi con diversa composizione chimica.

La Piccola Nube di Magellano e le nubi molecolari al centro di questo studio

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio di 17 nubi molecolari nella Piccola Nube di Magellano, una delle galassie nane satelliti della Via Lattea. Un team di ricercatori guidato da Kazuki Tokuda, ricercatore postdoc all’Università di Kyushu, in Giappone, ha esaminato immagini ad alta risoluzione catturare usando il radiotelescopio ALMA per ottenere informazioni sulle loro caratteristiche. L’esame ha mostrato che il 40% di quelle nubi avevano una maggiore diffusione del gas, come se si trattasse di zucchero filato. Le altre erano classiche nubi molecolari con una struttura filamentosa che si trovano anche nella Via Lattea. Questa differenza è stata attribuita alla scarsa presenza di elementi più pesanti di idrogeno ed elio nella Piccola Nube di Magellano, una situazione simile a quella dell’universo primordiale.

Mosaico di candidati nuclei galattici attivi in galassie nane

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di circa 2.500 nuovi candidati nuclei galattici attivi in galassie nane e di circa 300 nuovi candidati buchi neri di massa intermedia. Un team di ricercatori ha esaminato le osservazioni condotte con lo strumento DESI (Dark Energy Spectroscopic Instrument) montato sul telescopio Mayall da 4 metri in Arizona per trovare tutti questi possibili buchi neri.