Astronomia / astrofisica

La galassia nana Henize 2-10

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta uno studio sulla galassia nana Henize 2-10 che offre prove del fatto che il buco nero supermassiccio al suo centro ha stimolato la formazione stellare. Zachary Schutte ed Amy Reines si sono basati su osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble per trovare una sorte di ponte composto da gas caldo che collega il buco nero a una regione di intensa formazione stellare e di collegare il deflusso proveniente dal buco nero a quella culla di stelle. Queste conclusioni sono utili per capire l’influenza dei buchi neri supermassicci sulle galassie che li ospitano e la loro origine.

I getti MHO 2147 (Immagine International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA. Acknowledgments: PI: L. Ferrero (Universidad Nacional de Córdoba)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy and Astrophysics” riporta osservazioni di getti stellari catalogati come MHO 2147 e MHO 1502 emessi da due fonti protostellari. Un team di ricercatori ha usato il telescopio Gemini Sud in Cile per studiare quei getti, il cui aspetto è probabilmente influenzato dall’attrazione gravitazionale di stelle compagne. La qualità delle osservazioni è dovuta al sistema di ottica adattiva progettato per compensare la distorsione causata dall’atmosfera terrestre.

Un'immagine composita dell'area centrale della Shapley Concentration nel superammasso di Shapley.

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta le osservazioni di un’interazione all’interno del superammasso di Shapley, una delle più grandi strutture conosciute nell’universo, con collisioni tra galassie al suo interno. Un team di ricercatori che ne include anche alcuni dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato in particolare osservazioni condotte con tre radiotelescopi: l’australiano ASKAP, il sudafricano MeerKat e l’indiano GMRT. Quei dati sono stati completati con osservazioni a frequenze ottiche condotte con il VST in Cile e ai raggi X con il telescopio spaziale XMM-Newton della NASA. I processi di fusione galattica stanno avvenendo tra grouppi relativamente piccoli ma offrono informazioni sulle conseguenze a varie scale, con influenze anche su grandi strutture di ammassi galattici.

Concetto artistico dell'esopianeta Wasp-103b e della sua stella (Immagine ESA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio dell’esopianeta Wasp-103b che offre le prove della sua forma ovale. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale CHEOPS dell’ESA per avere la precisione necessaria per valutare la forma anomala di questo gigante gassoso. Essa è dovuta alle potenti forze mareali della sua stella, un po’ più grande e massicca del Sole, su questo pianeta a causa della loro vicinanza. Infatti, Wasp-103b è così vicino alla sua stella che il suo anno dura un po’ meno di un giorno terrestre.

Concetto artistico dell'esopianeta Kepler-1708 b e della sua luna (Immagine cortesia Helena Valenzuela Widerström)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di una candidata esoluna che è stata catalogata come Kepler-1708 b-i. Un team di ricercatori guidato da David Kipping della Columbia University ha analizzato dati raccolti dal telescopio spaziale Kepler della NASA con lo specifico scopo di cercare possibili lune attorno agli esopianeti scoperti grazie a Kepler. Il gigante gassoso Kepler-1708 b, delle dimensioni di Giove, ha un segnale che indica la possibile presenza di una luna che sarebbe un po’ più piccola del pianeta Nettuno.