Astronomia / astrofisica

Schema del sistema di HD 20794 con la zona abitabile in verde (Immagine cortesia Gabriel Pérez (IAC))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta l’individuazione dell’esopianeta che è stato catalogato come HD 20794 d. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti nel corso di oltre vent’anni con gli spettrografi ESPRESSO, montato sul VLT, e HARPS, all’Osservatorio di La Silla, entrambi dell’ESO in Cile, per individuare HD 20794 d e definirne orbita e caratteristiche. L’analisi indica che si tratta di una super-Terra con una massa quasi sei volte quella della Terra con un’orbita molto ellittica che lo porta nella zona abitabile del suo sistema stellare per una parte dell’anno.

Campione dell'asteroide Bennu (Foto cortesia Yasuhiro Oba)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno su “Nature Astronomy” riportano i risultati di esami di campioni dell’asteroide Bennu con la scoperta della presenza di tutte le basi di DNA ed RNA e 14 dei 20 amminoacidi presenti sulla Terra. Due team di ricercatori hanno analizzato questi campioni, i quali sono stati prelevati dalla sonda spaziale OSIRIS-REx della NASA, che li ha riportati sulla Terra. Mattoni della vita erano stati trovati anche in campioni dell’asteroide Ryugu riportati sulla Terra dalla sonda spaziale Hayabusa 2 e quelli trovati nei campioni riportati da Bennu offre nuove conferme che la Terra possa essere stata “seminata” da asteroidi.

Gli ammassi galattici del Perseo e del Centauro

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta i risultati di uno studio su sette ammassi galattici che contengono diversi buchi neri supermassicci che offre prove che le esplosioni di energia generate a questi buchi neri aiutano a raffreddare il gas di cui si nutrono. Un team di ricercatori ha utilizzato osservazioni condotte con vari strumenti per esaminare sette ammassi galattici. Esplosioni sotto forma di getti dai buchi neri supermassicci in quegli ammassi fanno raffreddare il gas formando sottili filamenti. Parte di quel gas finirà per tornare verso quei buchi neri innescando altre esplosioni in un meccanismo in cui i buchi neri “cucinano” i loro stessi pasti.

Alcune delle collinette marziane (Immagine ESA/ TGO/ CaSSIS)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” riporta uno studio sulle collinette di Mawrth Vallis, una valle sul pianeta Marte considerata molto interessante per le tracce dell’antichissima presenza di acqua liquida. Un team di ricercatori della della Open University e del Museo di Storia Naturale di Londra hanno usato dati raccolti da diverse sonde spaziali per compiere analisi geomorfologiche e spettroscopiche delle collinette. Le loro conclusioni sono che si tratta dei resti che si sono formati tramite erosione dalla ritirata dell’altopiano nel periodo Noachiano, tra 4,1 e 3,7 miliardi di anni fa. Per questo motivo, ritengono che esse costituiscano una sorta di archivio stratigrafico dei cambiamenti nella presenza dell’acqua nella Mawrth Vallis.

La galassia di Andromeda

Una nuova immagine della galassia di Andromeda è stata creata combinando immagini catturate dal telescopio spaziale Hubble da circa 600 campi visivi separati. Ci sono voluti due programmi di osservazione portati avanti in un totale di oltre dieci anni e mille orbite di Hubble per ottenere questo risultato. Il nuovo mosaico include oltre duecento milioni di singole stelle nella galassia di Andromeda, una minoranza composta da quelle più massicce e luminose del Sole. Le osservazioni di Hubble offrono molte informazioni su queste stelle che aiutano a capire meglio la storia di Andromeda.