Sonde spaziali

Le rilevazioni di ghiaccio secco con le analisi spettrali e le indicazioni dell'area (Immagine Data: ESA/Rosetta/VIRTIS/INAF-IAPS/OBS DE PARIS-LESIA/DLR; Reprinted with permission from G. Filacchione et al., Science 10.1126/science.aag3161 (2016); context image: ESA/Rosetta/NavCam – CC BY-SA IGO 3.0)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Science” descrivono la scoperta di ghiaccio secco, cioè anidride carbonica ghiacciata, sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Un team di ricercatori guidato da Gianrico Filacchione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e un altro guidato da Sonia Fornasier del LESIA-Observatoire de Paris and Université Paris Diderot hanno utilizzato le osservazioni effettuato con lo spettrometro VIRTIS a bordo della sonda spaziale Rosetta dell’ESA per trovare per la prima volta ghiaccio secco sul nucleo di una cometa.

La possibile origine di Sputnik Planitia e il successivo riorientamento di Plutone (Immagine cortesia James Keane)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Nature” offrono una spiegazione al riorientamento del pianeta nano Plutone sul proprio asse. Il cuore della questione è nel grande bacino di Sputnik Planitia, già conosciuto come Sputnik Planum, ed è proprio il caso di dirlo perché è nella regione a forma di cuore. Secondo una delle due ricerche la spiegazione fornisce ulteriori indizi sulla presenza di un oceano sotterraneo.

La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko con il suo nucleo a due lobi (Foto ESA/Rosetta/NAVCAM)

Due articoli in pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrivono vari aspetti di una ricerca sull’età della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Martin Jutzi e Willy Benz dell’Università di Berna, in Svizzera, assieme a vari colleghi hanno condotto una serie di simulazioni al computer per studiare la sua struttura a due lobi concludendo che la collisione che le ha dato la sua forma attuale difficilmente è avvenuta oltre un miliardo di anni fa.

Maglia cartografica della Thaumasia (Immagine USGS (United States Geological Survey))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Geophysical Research-Planets” descrive una ricerca sulle tracce degli antichi eventi vulcanici che potrebbero aver condizionato il clima del pianeta Marte. Usando i dati raccolti dalla sonda spaziale Mars Odyssey della NASA, un gruppo di ricercatori guidati da Don Hood della Louisiana State University (LSU) ha studiato un’insolita regione di Marte che hanno chiamato Grande Thaumasia concludendo che le dorsali montuose che la delimitano sono probabilmente di origine vulcanica.

Il Mare Orientale visto dal Lunar Reconnaissance Orbiter (Foto NASA/GSFC/Arizona State University)

Due articoli pubblicati sulla rivista “Science” offrono nuove informazioni sulla nascita del Mare Orientale, un grande bacino da impatto sulla Luna. Ricercatori hanno utilizzato dati raccolti dalla missione GRAIL della NASA per ricostruire la formazione del Mare Orientale, contribuendo a capire meglio come si formino i crateri da impatto con strutture circolari concentriche.