Sonde spaziali

Mappe del ghiaccio d'acqua sulla superficie di Plutone (Immagine NASA/JHUIAPL/SwRI)

Negli ultimi mesi ci siamo abituati a vedere le straordinarie fotografie del pianeta nano Plutone e delle sue lune scattate dalla sonda spaziale New Horizons della NASA durante il volo ravvicinato del 14 luglio 2015 ma ci sono altri strumenti a bordo che sono stati usati per effettuare varie rilevazioni. Come le fotografie, i dati raccolti continueranno a essere inviati per molti mesi ancora. Quelli finora ricevuti dalla NASA hanno permesso di scoprire una presenza di ghiaccio d’acqua maggiore di quella prevista e di vedere l’atmosfera di Plutone agli infrarossi.

Illustrazione della visione tradizionale delle fasce di Van Allen (Immagine NASA Goddard/Duberstein)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Journal of Geophysical Research” descrive uno studio sulle fasce di Van Allen, due formazioni energetiche a forma di ciambella che circondano la Terra. Due navicelle gemelle in origine chiamate Radiation Belt Storm Probes (RBSP) e successivamente sonde Van Allen sono state lanciate dalla NASA il 30 agosto 2012 per studiare le fasce e ci stanno permettendo di capire molte cose su di esse. L’ultima scoperta riguarda la variabilità della loro forma.

Fotografie della regione chiamata Imhotep sulla 67P/Churyumov-Gerasimenko dove è stato rilevato ghiaccio d'acqua in superficie (Immagine ESA/Rosetta/NavCam – CC BY-SA IGO 3.0)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca che ha portato alla conferma della presenza di ghiaccio d’acqua esposto sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Lo strumento VIRTIS della sonda spaziale Rosetta dell’ESA ha registrato i dati che sono stati analizzati per determinare la composizione dello strato superiore della superficie, che è costituito soprattutto un materiale scuro, secco e ricco di sostanze organiche contenente una piccola parte di ghiaccio d’acqua. Sulla cometa c’è moltissimo di quel ghiaccio ma è interessante esaminare quello in superficie perché ciò permette di capire meglio alcuni suoi processi di creazione, anche nel sottosuolo.

Fotografia dell'area chiamata Gerber Catena con i suoi crateri, depressioni e fratture (Immagine NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)

Quasi tre settimane fa la sonda spaziale Dawn della NASA ha raggiunto la sua orbita finale, a circa 380 chilometri di altitudine sul pianeta nano Cerere. Vi rimarrà a tempo indeterminato, nel senso che manterrà quell’orbita fino alla fine della sua missione ma a quel punto non verrà spostata. Si tratta dell’orbita più bassa e da lì Dawn ha subito cominciato a scattare le fotografie più dettagliate e a effettuare nuove rilevazioni con i suoi strumenti.

Fotografia dell'area settentrionale di Encelado che mostra il contrasto tra le varie regioni (Immagine NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute)

Alcuni giorni fa la sonda spaziale Cassini ha compiuto il suo ultimo volo ravvicinato a Encelado, la luna di Saturno estremamente interessante per la presenza di un oceano sotterraneo di acqua liquida. Stavolta Cassini è passata a circa 5.000 chilometri di distanza da Encelado misurando il flusso di calore proveniente dal suo interno e scattando ulteriori fotografie della sua superficie ghiacciata.