Telescopi

Rappresentazione artistica di un planetesimo (Immagine cortesia Ko Arimatsu / NAOJ)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di un planetesimo, cioè un oggetto del tipo che probabilmente ha formato pianeti, pianeti nani e asteroidi, con un raggio stimato in circa 1,3 chilometri nella fascia di Kuiper. Un team guidato da Ko Arimatsu del National Astronomical Observatory of Japan (NAOJ) ha usato due telescopi amatoriali da 28 cm usando la tecnica dell’occultazione in un monitoraggio durato 60 ore. L’analisi dei dati ha rivelato quello che sembra essere un planetesimo la cui presenza è da tempo prevista dai modelli di formazione planetaria ma non era mai stato individuato.

Una misurazione della costante di Hubble basata sui quasar suggerisce possibili modifiche ai modelli cosmologici

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive l’uso di quasar come traccianti cosmici per misurare l’espansione dell’universo fino a 12 miliardi di anni fa. Guido Risaliti dell’Università di Firenze e associato INAF ed Elisabeta Lusso della Durham University hanno studiato le emissioni di raggi X e ottiche di una serie di quasar usando il confronto fra quelle emissioni per valutare con precisione le loro distanze. I risultati potrebbero spiegare le discrepanze tra le diverse misurazioni effettuate con altri metodi suggerendo che la densità della misteriosa energia oscura non sia costante nel tempo.

Una spiegazione al mistero delle stelle circondate da polvere di ferro

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astophysical Journal Letters” riporta lo studio di stelle circondate da polvere di ferro nella Grande Nube di Magellano, una delle galassie nane satelliti della Via Lattea. Un team di ricercatori guidato da Ester Marini, dottoranda dell’Università “Roma Tre” di Roma e associata all’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) che include altri ricercatori italiani ha usato dati raccolti dal telescopio spaziale Spitzer della NASA per esaminare queste stelle che sono in una fase della loro vita in cui perdono i loro strati esterni. Normalmente, quel tipo di stelle è circondato da silicati e l’anomalia è interessante perché le polveri sono importanti nella formazione di nuove stelle e anche pianeti.

La nebulosa planetaria ESO 577-24 vista in tutto il suo splendore dal Very Large Telescope

L’ESO ha pubblicato una nuova immagine della nebulosa planetaria ESO 577-24 catturata dal Very Large Telescope (VLT) in Cile grazie al suo strumento FORS2, che da ormai quasi vent’anni sta catturando alcune delle migliori immagini astronomiche ottenute dal VLT. ESO 577-24 rappresenta la fase finale della vita della stella al suo centro, catalogata come Abell 36, in termini astronomici un istante di agonia dato che la sua durata è stimata attorno ai 10.000 anni terrestri.

Una rara ipernova mostra la possibile morte di una stella molto massiccia

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta l’osservazione di un lampo gamma catalogato come GRB 171205A associato a una supernova catalogata come SN 2017iuk che è stata decine di volte più luminosa di quanto sia in genere quel tipo di evento, tanto da rientrare nella categoria delle ipernove. Un team di astronomi guidato da Luca Izzo dell’Instituto de Astrofísica de Andalucía (IAA-CSIC) e associato INAF (Istituto Nazionale di astrofisica) che include altri ricercatori dell’INAF ha rilevato per la prima volta interazione tra il getto che ha causato il lampo e gli strati più esterni della stella esplosa. Ciò ha permesso di capire meglio i meccanismi che uniscono ipernove e lampi gamma, connessi a un “bozzolo caldo”.