Telescopi

Il telescopio spaziale Spitzer durante la preparazione (Foto NASA)

Il 25 agosto 2003 il telescopio spaziale Spitzer della NASA venne lanciato da Cape Canaveral su un razzo vettore Delta II. La sua missione primaria durò 2 anni e mezzo e il suo successo portò a una serie di estensioni anche dopo che l’esaurimento di elio liquido a bordo che serviva a mantenere alcuni strumenti a temperature bassissime determinò la fine del loro utilizzo.

HuBi 1 (Immagine cortesia Guerrero, Fang, Miller Bertolami, et al., 2018, Nature Astronomy, tmp, 112. Tutti i diritti riservati)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive una ricerca sulla nebulosa planetaria HuBi 1. Normalmente una struttura di quel tipo caratterizza una fase dell’agonia di una stella ma in questo caso un team di ricercatori ha scoperto una nebulosa invertita. La loro conclusione è che la stella al suo centro stia attraversando una sorta di processo di rinascita perciò la vediamo mentre sta espellendo materiali dalla sua superficie e creando un’onda d’urto che eccita i materiali della nebulosa.

La regione di formazione stellare NGC 6334I studiata alle frequenze più elevate possibili per il radiotelescopio ALMA

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” presenta i primi risultati di un programma pilota per indagare alle frequenze più elevate possibili per il radiotelescopio ALMA. Un team di ricercatori ha usato la regione di formazione stellare NGC 6334I all’interno della Nebulosa Zampa di Gatto come obiettivo delle osservazioni in quella che è chiamata banda 10 rilevando glicolaldeide e un deflusso bipolare compatto che contiene acqua pesante e monosolfuro di carbonio dalla protostella MM1B.

HDUV GOODS-North (Immagine NASA, ESA, P. Oesch (University of Geneva), and M. Montes (University of New South Wales))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Supplement Series” presenta il programma Hubble Deep UV (HDUV) Legacy Survey, un grande panorama della storia evolutiva dell’universo basata su osservazioni compiute con il telescopio spaziale Hubble. Un team di ricercatori ha sfruttato le capacità di rilevazione delle frequenze ultraviolette di Hubble combinandola con osservazioni agli infrarossi e alla luce visibile, anche di altri telescopi, per estendere precedenti indagini con un campo di vista che include circa 15.000 galassie, incluse 12.000 in cui c’è formazione stellare.

Una galassia Hot DOG vista ai raggi X

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive la prima osservazione dettagliata ai raggi X di una galassia catalogata come W1835+4355 di un raro tipo perché al suo centro c’è un quasar del tipo Hot DOG (Hot Dust-Obscured Galaxies). Un team guidato da Luca Zappacosta dell’INAF di Roma ha usato dati raccolti dai telescopi spaziali XMM-Newton dell’ESA e NuSTAR della NASA per ottenere le rilevazioni più accurate delle emissioni di raggi X da parte di una galassia Hot DOG. Ciò sarà utile per capire meglio la natura di questo tipo di galassie e l’attività del buco nero supermassiccio al loro centro.