Telescopi

La mappa completa ottenuta grazie al telescopio spaziale SPHEREx della NASA, con le emissioni infrarosse generate soprattutto da polveri (in rosso) e gas caldi (in blu), gli ingredienti chiave nella formazione di nuove stelle e pianeti.

La NASA ha pubblicato la prima mappa cosmica generata usando le osservazioni condotte dal suo telescopio spaziale SPHEREx. Si tratta in particolare di osservazioni che includono 102 lunghezze d’onda nell’infrarosso vicino. Quelli che sono stati definiti dalla NASA come 102 colori offrono moltissime informazioni diverse sugli oggetti osservati, preziose in una serie di studi cosmologici. La ricchezza di informazioni è tale che alla NASA le trattano come se avessero ottenuto 102 mappe diverse.

Concetto artistico dell'esopianeta PSR J2322-2650b e della pulsar (Immagine NASA, ESA, CSA, Ralf Crawford (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati dello studio di un esopianeta gigante gassoso catalogato come PSR J2322-2650b che ha un’atmosfera totalmente fuori dal normale composta soprattutto da elio e carbonio. Un team di ricercatori ha utilizzato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per studiare l’atmosfera di questo esopianeta con una massa simile a quella di Giove distante dalla sua stella solo un centesimo della Terra dal Sole. La stella è una pulsar e ciò aggiunge un ulteriore elemento fuori dal normale a quel sistema. PSR J2322-2650b non può essere spiegato dagli attuali modelli di formazione planetaria.

La galassia NGC 3621 con la posizione della supernova SN 2024ggi nel cerchietto

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta la prima ricostruzione mai ottenuta della forma di una supernova di tipo II nelle sue fasi iniziali. Un team di ricercatori guidato dal professor Yi Yang dell’Università Tsinghua di Pechino, in Cina, ha utilizzato osservazioni condotte con il VLT dell’ESO in Cile per studiare la supernova catalogata come SN 2024ggi l’11 aprile 2024, il giorno dopo l’inizio dell’esplosione.

Lo strumento 4MOST montato sul telescopio VISTA dell'ESO (Foto AIP/A. Saviauk)

Il 18 ottobre, lo strumento 4MOST (4-metre Multi-Object Spectroscopic Telescope), montato sul telescopio VISTA dell’ESO in Cile, ha visto la cosiddetta prima luce nei primi test di osservazione. Con il suo sistema composto da 2436 fibre ottiche, 4MOST può catturare la luce da un campo visivo con un diametro fino a 2,5 gradi, che nella pratica significa un’area equivalente a 16 volte quella della Luna piena. La luce viene diretta a tre spettrografi che la dividono in componenti di colore nella gamma di luce visibile fornendone gli spettri individuali. Ciò permetterà di compiere un’indagine cosmologica che comprende venticinque milioni di oggetti nei primi cinque anni di lavoro.

Un'immagine a frequenze ottiche dalla Legacy Surveys sovrapposta alle emissioni radio dall'indagine LoTSS che mostrano l'area del cerchio radio anomalo RAD J131346.9+500320

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta la scoperta di nuovi cerchi radio anomali (in inglese odd radio circle), tra cui una coppia catalogata come RAD J131346.9+500320. La scoperta è avvenuta esaminando i dati raccolti durante l’indagine LOFAR Two-Metre Sky Survey (LoTSS) grazie alla collaborazione di astrofili nel programma RAD@home. Un team di ricercatori ha esaminato questi oggetti e in particolare quella che in effetti appare essere una coppia di anelli che si intersecano concludendo che si tratta dei più lontani scoperti finora e che le loro emissioni sono le più potenti rilevate da questi oggetti cosmici ancora poco conosciuti.