Telescopi

L'immagine che mostra l'area attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia M87 nella versione pubblicata nel 2019 e in quella rielaborata col sistema PRIMO

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati dell’uso di un sistema di apprendimento automatico per ottenere una versione più nitida e dettagliata dell’immagine che mostra l’area attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia M87. Lia Medeiros (Institute for Advanced Study), Dimitrios Psaltis (Georgia Tech), Tod Lauer (NOIRLab) e Feryal Özel (Georgia Tech), tutti membri della Collaborazione Event Horizon Telescope (EHT) che ha ottenuto l’immagine ormai diventata celebre, hanno sviluppato il sistema PRIMO per rielaborare i dati raccolti nel corso della campagna di osservazione originale del 2017. Il loro scopo è di ottenere la massima risoluzione possibile con tutti i dettagli presenti nei dati raccolti dai vari radiotelescopi che partecipano alla Collaborazione EHT. L’immagine, sulla quale i quattro ricercatori detengono i diritti, mostra il confronto tra il celebre risultato pubblicato nel 2019 e quello del primo test con PRIMO.

La galassia Arp 220 vista dal telescopio spaziale James Webb

Un’immagine (NASA, ESA, CSA, STScI. Elaborazione: Alyssa Pagan (STScI)) catturata dal telescopio spaziale James Webb ritrae Arp 220, una galassia che è il risultato, ancora non del tutto completato, di una fusione galattica. Intensi processi sono in atto all’interno di questa nuova galassia come conseguenza, a cominciare da una notevole attività di formazione stellare. Le emissioni di raggi X rilevate da altri strumenti suggeriscono la presenza di un nucleo galattico attivo. Si tratta di attività legate alla sua natura di galassia ultraluminosa all’infrarosso le cui emissioni hanno permesso a Webb di cogliere molti nuovi dettagli.

La mappa della materia oscura basata sulle osservazioni dell'Atacama Cosmology Telescope

Durante la conferenza Future Science with CMB x LSS in fase di svolgimento all’Università di Kyoto in Giappone, sono stati presentati i risultati di una mappatura dettagliata della Materia Oscura in una parte dell’universo. Tre articoli disponibili in anteprima e sottoposti alla rivista “The Astrophysical Journal” illustrano questi risultati, ottenuti usando osservazioni condotte all’Atacama Cosmology Telescope (ACT) in Cile, in attività tra il 2007 e il 2022. Questa mappa (Immagine cortesia Collaborazione ACT) è stata ottenuta analizzando la radiazione cosmica di fondo e le deviazioni che ha subito a causa della gravità di strutture massicce come concentrazioni di materia oscura.

I resti di supernova Cassiopeia A visti dal telescopio spaziale James Webb

Un’immagine dei resti di supernova Cassiopeia A (NASA, ESA, CSA, D. Milisavljevic (Purdue University), T. Temim (Princeton University), I. De Looze (UGent), J. DePasquale (STScI)), o semplicemente Cas A, catturata dal telescopio spaziale James Webb mostra dettagli mai visti prima delle strutture presenti tra i materiali che circondano ciò che rimane della stella progenitrice. Si tratta di dettagli utili agli astronomi per ricostruire i processi che avvengono nelle ultime fasi di vita di una stella massiccia e le conseguenze di una supernova. Elementi generati dalla stella vengono sparsi nello spazio, inclusa della polvere cosmica in quantità che potrebbero spiegarne l’abbondanza scoperta in galassie primordiali.

I due quasar di SDSS J0749+2255 visti da Hubble (Immagine NASA, ESA, Yu-Ching Chen (UIUC), Hsiang-Chih Hwang (IAS), Nadia Zakamska (JHU), Yue Shen (UIUC) )

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la scoperta di una coppia di galassie in fase di fusione catalogata come SDSS J0749+2255 che ha la peculiarità di ospitare un doppio quasar. Un team di ricercatori guidati dall’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign ha usato vari telescopio spaziali e al suolo per studiare SDSS J0749+2255 di ottenere osservazioni abbastanza dettagliate da distinguere i due quasar, che sono entrambi estremamente brillanti. La difficoltà in queste osservazioni è data anche dal fatto che questa coppia è molto lontana e la vediamo com’era quando l’universo aveva circa tre miliardi di anni e la distanza tra i due buchi neri supermassicci che alimentano i rispettivi quasar è solamente di circa diecimila anni luce.