Telescopi

La galassia JADES-GS-z13-1 (il cerchietto rosso al centro) vista dal telescopio spaziale James Webb (Immagine ESA/Webb, NASA, STScI, CSA, JADES Collaboration, Brant Robertson (UC Santa Cruz), Ben Johnson (CfA), Sandro Tacchella (Cambridge), Phill Cargile (CfA), J. Witstok, P. Jakobsen, A. Pagan (STScI), M. Zamani (ESA/Webb))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta i risultati delle osservazioni della galassia primordiale catalogata come JADES-GS-z13-1. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale James Webb per esaminare questa galassia, stimando che risale a circa 330 milioni di anni dopo il Big Bang. La sorpresa è arrivata dalle analisi spettroscopiche con la cosiddetta radiazone Lyman-alfa, emessa negli ultravioletti dall’idrogeno in circostanze specifiche, perché era molto più forte di quanto ci si aspetterebbe da una galassia di quell’epoca.

Herbig-Haro 49/50 (NIRCam and MIRI Image, annotated)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb mostra l’oggetto di Herbig-Haro 49/50, o semplicemente HH 49/50, un tipo di nebulosa legato a processi di formazione stellare. Gli strumenti NIRCam (Near-Infrared Camera) e MIRI (Mid-Infrared Instrument) sono stati usati in combinazione per osservare i dettagli agli infrarossi dei deflussi la cui forma aveva portato a soprannominare questo oggetto il Tornado Cosmico. Per anni gli astronomi si sono chiesti cosa fosse l’oggetto che vedevano a malapena nelle immagini ottenute con altri strumenti sulla “punta del tornado” e Webb ha permesso loro di capire che si tratta di una galassia a spirale molto più distante.

Rappresentazione artistica del sistema della stella di Barnard (Immagine International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA/P. Marenfeld)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la conferma dell’esistenza di quattro esopianeti più piccoli della Terra che orbitano attorno alla stella di Barnard. Un team di ricercatori ha combinato rilevazioni ottenute con lo strumento MAROON-X montato sul telescopio Gemini Nord alla Hawaii con altre ottenute in modo indipendente con lo strumento ESPRESSO installato sul VLT dell’ESO in Cile. Il risultato è la conferma dell’esopianeta Barnard b, la cui esistenza è stata annunciata nell’ottobre 2024, e di altre tre sub-Terre, piccoli pianeti che sono quasi certamente rocciosi.

Il telescopio spaziale SPHEREx e i satelliti PUNCH al decollo su un razzo Falcon 9 (Immagine cortesia SpaceX)

Poche ore fa il telescopio spaziale SPHEREx e i satelliti PUNCH, due missioni astronomiche della NASA, sono partiti su un razzo vettore Falcon 9 di SpaceX dalla base di Vandenberg. Dopo circa 42 minuti SPHEREx si è separato con successo dall’ultimo stadio del razzo e dopo altri 10 minuti circa anche i satelliti PUNCH si sono separati nel giro di circa un minuto. Entrambe le missioni opereranno da un’orbita eliosincrona a 700 chilometri di altitudine per SPHEREx e a 570 chilometri di altitudine per PUNCH.

Concetto artistico di SIMP 0136 (NASA, ESA, CSA, J. Olmsted (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati di uno studio dell’oggetto supergioviano catalogato come SIMP J013656.5+093347.3 e indicato come SIMP J0136+09 o semplicemente come SIMP 0136. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per monitorare le emissioni infrarosse provenienti da quest’oggetto. La sua natura è ancora indeterminata perché ha una massa stimata attorno a 13 volte quella di Giove, ai confini tra pianeta e nana bruna. Il risultato è la scoperta di un’atmosfera che varia rapidamente, probabilmente a causa di strati di nubi con diversa composizione chimica.