Telescopi

La galassia Ruota di Carro vista dal telescopio spaziale James Webb (Immagine NASA, ESA, CSA, STScI)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb mostra la galassia Ruota di Carro in dettagli superiori a quelli ottenuti in passato con altri telescopi. Una combinazione degli strumenti NIRCam e MIR di Webb ha permesso di individuare singole stelle e regioni di formazione stellare offrendo anche nuove informazioni sul comportamento del buco nero supermassiccio all’interno di questa galassia peculiare. Si tratta di un nuovo aiuto nello studio dei cambiamenti in atto in quella che molto probabilmente è la conseguenza di una collisione tra due galassie diverse con una trasformazione ancora in atto.

Una rappresentazione artistica della combinazione tra le osservazioni ottenute nell'indagine HSC-SSP e i dati della radiazione cosmica di fondo rilevati dalla sonda spaziale Planck Surveyor

Un articolo pubblicato sulla rivista “Physical Review Letters” riporta i risultati di un’analisi della distribuzione della materia oscura attorno a un milione e mezzo di galassie primordiali. Un team di ricarcatori guidato da Hironao Miyatake dell’Università giapponese di Nagoya ha usato osservazioni condotte con il telescopio Subaru e ha analizzato dati raccolti dalla sonda spaziale Planck Surveyor per rilevare la distorsione del fondo cosmico a microonde.

I risultati di questo studio mostrano le fluttuazioni nella distribuzione della materia oscura nell’universo primordiale che hanno portato a disomogeneità nell’aggregazione della materia ordinaria che ha formato le galassie. Quell’aggregazione è inferiore a quanto previsto dal modello Lambda-CDM, quello che attualmente descrive meglio le osservazioni. L’incertezza risiede nella difficoltà di ottenere risultati precisi nell’esame di galassie molto lontane.

Zeta Ophiuchi e il suo bow shock

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy and Astrophysics” riporta uno studio sulla stella Zeta Ophiuchi, una cosiddetta stella fuggitiva diventata celebre anche oltre il campo dell’astronomia per il suo bow shock, l’enorme onda d’urto analoga alle onde generate nell’acqua dalla prua di una nave. Un team di ricercatori guidato da Samuel Green dell’Istituto per gli Studi Avanzati di Dublino, in Irlanda, ha costruito modelli dettagliati al computer del bow shock per cercare di spiegare i dati osservati. I risultati confermano le origini di Zeta Ophiuchi ma spiegano solo parzialmente le emissioni di raggi X rilevate.

Concetto artistico di sistemi binari legati gravitazionalmente (Immagine NASA/JPL-Caltech/UCLA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society Letters” offre una serie di indizi sul fatto che il sistema triplo TIC 470710327 sia il risultato di una fusione stellare. Un team di ricercatori ha utilizzato lo spettrografo HERMES montto sul telescopio Mercator per osservazioni mirate di questo sistema la cui scoperta è avvenuta grazie al telescopio spaziale TESS della NASA ed è stata annunciata in un articolo pubblicato nell’aprile 2022 sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”. Simulazioni al computer hanno portato i ricercatori a concludere che in origine c’erano due sistemi binari legati gravitazionalmente e in uno di essi le due stelle si sono fuse in una che ha finito per formare un sistema triplo con le altre due.

Una rappresentazione artistica del sistema VFTS 243

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di un probabile buco nero dormiente nella Grande Nube di Magellano, una delle galassie nane satelliti della Via Lattea. Un team di ricercatori l’ha individuato nel sistema VFTS 243 dopo un esame approfondito di un sistema binario situato nella Nebulosa Tarantola in cui era stato individuato un candidato da verificare nella ricerca di buchi neri. Sei anni di osservazioni condotte con il VLT dell’ESO hanno permesso di eliminare altre possibili spiegazioni per la natura degli oggetti studiati. Una conclusione interessante è che il buco nero scoperto è il risultato di un collasso della stella progenitrice avvenuto senza una supernova.