Telescopi

La galassia di Andromeda (M31) con l'ammasso B023-G078

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di un raro buco nero di massa intermedia nella galassia di Andromeda al centro di quello che potrebbe essere un nucleo spogliato, ciò che rimane di una galassia inghiottita da Andromeda. Un team di ricercatori ha osservato l’ammasso stellare catalogato come B023-G078 all’Osservatorio Gemini e con il telescopio spaziale Hubble per poter calcolare la distribuzione di massa al suo interno, un passo cruciale per capire la sua natura di nucleo spogliato e individuare il buco nero di massa intermedia. Potrebbe trattarsi di un modo per scoprire questo raro tipo di buchi neri, che secondo alcuni modelli si fonde con altri per formare buchi neri supermassicci in seguito a fusioni galattiche.

Il sistema di Eta Carinae

Una nuova immagine ritrae Eta Carinae mettendo assieme osservazioni in varie bande dello spettro elettromagnetico dagli infrarossi ai raggi X grazie ai telescopi spaziali Hubble, Chandra e Spitzer. Ogni frequenza offre alcuni dati specifici su questa coppia di stelle celebre soprattutto per la cosiddetta Grande Eruzione che la rese particolarmente brillante per molti anni con un picco nel 1843. I dati messi assieme hanno anche permesso di creare modelli tridimensionali della Nebulosa Omuncolo e delle nubi di gas e polveri che circondano la coppia. Si tratta di una ricerca utile agli astronomi per capire l’evoluzione di Eta Carinae e anche dal punto di vista didattico all’interno del programma Universe of Learning della NASA.

La galassia nana Henize 2-10

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta uno studio sulla galassia nana Henize 2-10 che offre prove del fatto che il buco nero supermassiccio al suo centro ha stimolato la formazione stellare. Zachary Schutte ed Amy Reines si sono basati su osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble per trovare una sorte di ponte composto da gas caldo che collega il buco nero a una regione di intensa formazione stellare e di collegare il deflusso proveniente dal buco nero a quella culla di stelle. Queste conclusioni sono utili per capire l’influenza dei buchi neri supermassicci sulle galassie che li ospitano e la loro origine.

I getti MHO 2147 (Immagine International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA. Acknowledgments: PI: L. Ferrero (Universidad Nacional de Córdoba)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy and Astrophysics” riporta osservazioni di getti stellari catalogati come MHO 2147 e MHO 1502 emessi da due fonti protostellari. Un team di ricercatori ha usato il telescopio Gemini Sud in Cile per studiare quei getti, il cui aspetto è probabilmente influenzato dall’attrazione gravitazionale di stelle compagne. La qualità delle osservazioni è dovuta al sistema di ottica adattiva progettato per compensare la distorsione causata dall’atmosfera terrestre.

Un'immagine composita dell'area centrale della Shapley Concentration nel superammasso di Shapley.

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta le osservazioni di un’interazione all’interno del superammasso di Shapley, una delle più grandi strutture conosciute nell’universo, con collisioni tra galassie al suo interno. Un team di ricercatori che ne include anche alcuni dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato in particolare osservazioni condotte con tre radiotelescopi: l’australiano ASKAP, il sudafricano MeerKat e l’indiano GMRT. Quei dati sono stati completati con osservazioni a frequenze ottiche condotte con il VST in Cile e ai raggi X con il telescopio spaziale XMM-Newton della NASA. I processi di fusione galattica stanno avvenendo tra grouppi relativamente piccoli ma offrono informazioni sulle conseguenze a varie scale, con influenze anche su grandi strutture di ammassi galattici.