Telescopi

La Nebulosa Fiamma con la nebulosa NGC 2023 sulla destra (Immagine ESO/Th. Stanke)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta un compendio dei primi risultati di un’indagine astronomica chiamata ALCOHOLS che riguarda il complesso molecolare di Orione. Per l’occasione, l’ESO ha pubblicato immagini della Nebulosa Fiamma di Orione, una delle aree di formazione stellare all’interno di quel complesso. I ricercatori guidati dall’allora astronomo dell’ESO Thomas Stanke hanno usato lo strumento SuperCam montato sul radiotelescopio APEX per mappare la presenza di monossido di carbonio in quell’area. Nonostante il suo nome e l’aspetto che ha nelle immagini, la Nebulosa Fiamma è molto fredda, con temperature che sono generalmente di pochi gradi sopra lo zero assoluto.

La galassia NGC 1515 e altri oggetti visti dalla DECam

Un’immagine composta da dati rilevati dalla DECam (Dark Energy Camera) mostra un gruppo di galassie a spirale con al centro NGC 1515. Si tratta di una galassia considerata parte del cosiddetto gruppo del Dorado, un insieme di galassie con legami gravitazionali che non sono abbastanza numerose da essere definite come un ammasso galattico. Altre galassie a spirale incluse nell’immagine sono a varie distanze dalla Terra e le più lontane sono indistinguibili a occhio nudo da stelle della Via Lattea presenti in quell’area del cielo.

Il deflusso bipolare nella galassia Centaurus A visto dal WMA (Immagine Ben McKinley, ICRAR/Curtin and Connor Matherne, Louisiana State University)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta l’osservazione di un’eruzione cosmica nella galassia Centaurus A che, pur essendo distante circa 12 milioni di anni luce, ha un’estensione nel cielo terrestre equivalente a quella di 16 lune piene affiancate. Un team di ricercatori che include Massimo Gaspari dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha usato il radiotelescopio MWA per rilevare le emissioni radio generate dal buco nero supermassiccio al centro di Centaurus A. Le osservazioni mostrano un gigantesco deflusso bipolare come mai era stato possibile prima. Ciò ha permesso di confermare una nuova teoria interdisciplinare conosciuta come CCA (Chaotic Cold Accretion) riguardo all’interazione tra gli aloni di gas posseduti dalle galassie e i buchi neri supermassicci da esse ospitati.

Il telescopio spaziale James Webb al decollo su un razzo vettore Ariane 5 ECA (Immagine NASA TV)

Poco fa il telescopio spaziale James Webb è stato lanciato su un razzo vettore Ariane 5 ECA dalla base di Kourou nella Guiana Francese. Dopo circa 27 minuti si è separato con successo dall’ultimo stadio del razzo e ha cominciato il viaggio verso l’area conosciuta come L2, a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra. Durante il viaggio la sua struttura verrà dispiegata e cominceranno i test e le calibrazioni degli strumenti. Si tratta di una lunga fase di preparazione che continuerà anche dopo che il telescopio avrà raggiunto la sua destinazione. Il lancio ha messo a dura prova le possibilità di uno dei razzi più potenti e affidabili esistenti ma è stato solo la prima di una serie di fasi critiche necessarie per iniziare il lavoro di questo strumento estremamente sofisticato.

Alcune stelle che orbitano attorno a Sagittarius A*

Due articoli pubblicati sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riportano aspetti di una ricerca su Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. La collaborazione GRAVITY assieme ad altri ricercatori ha usato il VLTI dell’ESO in Cile per osservare alcune stelle attorno a Sagittarius A* con un ingrandimento 20 volte superiore a quanto fosse possibile prima del VLTI. Ciò ha permesso di scoprire un’altra stella relativamente vicina al buco nero supermassiccio ed esaminando l’orbita di quella e di altre stelle in quell’area hanno potuto stimare la massa di Sagittarius A* con una maggiore precisione.