Telescopi

Concetto artistico di una stella di neutroni che emette un lampo radio veloce dalla sua magnetosfera (Immagine cortesia Daniel Liévano, edited by MIT News)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta l’individuazione dell’origine del lampo radio veloce catalogato come FRB 20221022A collegandolo a una stella di neutroni di classe magnetar, probabilmente emerso dalla sua magnetosfera. Un team di ricercatori coordinato dal MIT ha usato osservazioni condotte con il radiotelescopio CHIME per individuare l’origine di questo lampo radio veloce già conosciuto sfruttando il fenomeno della scintillazione, paragonabile a come le stelle sfavillano nel cielo. Si tratta di un’altra prova del legame tra magnetar e lampi radio veloci, le potentissime emissioni che possono essere eventi singoli oppure ripetuti.

Concetto artistico del più lontano blazar conosciuto (Immagine U.S. National Science Foundation/NSF National Radio Astronomy Observatory, B. Saxton)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” e uno sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters”, riportano diversi aspetti di uno studio del blazar catalogato come VLASS J041009.05−013919.88, o semplicemente J0410−0139, il più distante trovato finora. Due team di ricercatori dei quali uno include l’associata INAF Silvia Belladitta e l’altro include Roberto Decarli dell’INAF di Bologna hanno usato diversi telescopi spaziali e al suolo e alcuni radiotelescopi per ottenere rilevazioni in varie bande elettromagnetiche.

L'ammasso NGC 346 con 10 stelle con dischi protoplanetari cerchiate (Immagine NASA, ESA, CSA, STScI, O. C. Jones (UK ATC), G. De Marchi (ESTEC), M. Meixner (USRA))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati dello studio di un gruppo di dischi protoplanetari con un’età fino a 30 milioni di anni, anche 10 volte più di quanto prevedano gli attuali modelli di formazione planetaria. Un team guidato da Guido De Marchi dell’European Space Research and Technology Centre dell’ESA ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb dell’ammasso NGC 346, nella Piccola Nube di Magellano. Quella regione è caratterizzata da una quantità limitata di elementi più pesanti di idrogeno ed elio, proprio come l’universo primordiale. Questo studio conferma che in quelle condizioni i dischi protoplanetari possono durare molto più a lungo di quanto pensassero gli astronomi.

Sulla sinistra l'ammasso galattico MACS J1423.8 + 2404 con un ingrandimento dell'area in cui sono situate le galassie Firefly Sparkle e le sue compagne

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta i risultati dello studio di una galassia primordiale che ha caratteristiche simili a quelle attribuite alla Via Lattea poco dopo la sua formazione. Un team di ricercatori guidato da Lamiya Mowla del Wellesley College, nel Massachusetts, l’ha soprannominata Firefly Sparkle dopo averla osservata usando il telescopio spaziale James Webb e con l’aiuto di una lente gravitazionale all’interno dell’indagine Canadian Unbiased Cluster Survey (CANUCS) con gli strumenti NIRCam e NIRSpec. Le osservazioni hanno incluso anche due compagne, due galassie che sembrano legate gravitazionalmente a Firefly Sparkle.

Il centro della galassia Centaurus A e la fonte C4 (Immagine NASA/CXC/SAO/D. Bogensberger et al.; elaborazione: NASA/CXC/SAO/N. Wolk)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di osservazioni ai raggi X dei getti emessi dal buco nero supermassiccio al centro della galassia Centaurus A. Un team di ricercatori ha usato l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA per trovare una struttura a forma di V che indica che uno dei getti ha colpito qualcosa la cui natura è incerta. Solo le osservazioni ai raggi X di Chandra hanno rivelato quella struttura fuori dal normale, catalogata come C4, laddove tanti altri strumenti, soprattutto radiotelescopi, non avevano mai mostrato anomalie del genere.