Buchi neri

Il deflusso bipolare nella galassia Centaurus A visto dal WMA (Immagine Ben McKinley, ICRAR/Curtin and Connor Matherne, Louisiana State University)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta l’osservazione di un’eruzione cosmica nella galassia Centaurus A che, pur essendo distante circa 12 milioni di anni luce, ha un’estensione nel cielo terrestre equivalente a quella di 16 lune piene affiancate. Un team di ricercatori che include Massimo Gaspari dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha usato il radiotelescopio MWA per rilevare le emissioni radio generate dal buco nero supermassiccio al centro di Centaurus A. Le osservazioni mostrano un gigantesco deflusso bipolare come mai era stato possibile prima. Ciò ha permesso di confermare una nuova teoria interdisciplinare conosciuta come CCA (Chaotic Cold Accretion) riguardo all’interazione tra gli aloni di gas posseduti dalle galassie e i buchi neri supermassicci da esse ospitati.

Alcune stelle che orbitano attorno a Sagittarius A*

Due articoli pubblicati sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riportano aspetti di una ricerca su Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. La collaborazione GRAVITY assieme ad altri ricercatori ha usato il VLTI dell’ESO in Cile per osservare alcune stelle attorno a Sagittarius A* con un ingrandimento 20 volte superiore a quanto fosse possibile prima del VLTI. Ciò ha permesso di scoprire un’altra stella relativamente vicina al buco nero supermassiccio ed esaminando l’orbita di quella e di altre stelle in quell’area hanno potuto stimare la massa di Sagittarius A* con una maggiore precisione.

La galassia NGC 7727 e il particolare dei suoi buchi neri supermassicci visti dal VLT

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la rilevazione di una coppia di buchi neri supermassicci nella galassia NGC 7727. Un team di ricercatori ha usato il VLT dell’ESO per condurre le osservazioni che hanno portato a una scoperta che batte due record in questo campo. I due buchi neri supermassicci costituiscono la coppia più vicina scoperta finora a circa 89 milioni di anni luce dalla Terra e sono i più vicini tra loro dato che la loro distanza è stata stimata in circa 1.600 anni luce.

Illustrazione di MG B2016+112

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio su una doppia sorgente di raggi X nell’universo primordiale catalogata come MG B2016+112 che potrebbe essere composta da due buchi neri supermassicci la cui immagine è distorta da una lente gravitazionale. Cristiana Spingola dell’Istituto di radioastronomia dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Bologna e i colleghi Daniel Schwartz e Anna Barnacka sono partiti da una rilevazione ottenuta dall’Osservatorio spaziale per i raggi X Chandra della NASA per esaminare il doppio oggetto osservato. Si tratta di una situazione inedita perché dalla Terra lo vediamo com’era quando l’universo aveva circa due miliardi di anni con le due componenti separate da soli 650 anni luce. Allo stato attuale, non si può escludere che si tratti di un unico buco nero supermassiccio e di uno dei suoi getti di materiali la cui immagine è stata fortemente distorta dalla lente gravitazionale.

La galassia Hercules A

Una serie di dieci articoli in pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta i risultati dell’attività della rete LoFar con le sue 70.000 antenne con dettagli mai visti di varie galassie a frequenze radio. Un team di astronomi che include vari ricercatori dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) e dell’Università di Bologna ha pubblicato questi risultati costituiti da immagini astronomiche ottenute sfruttando al meglio le capacità della rete LoFar. Ciò ha permesso di ottenere immagini venti volte più nitide delle precedenti generate da LoFar.