Buchi neri

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Jourrnal Letters” riporta un modello della formazione dei buchi neri supermassicci che spiega la rapida crescita di quelli osservati nell’universo primordiale. Wei-Xiang Feng, Hai-Bo Yu e Yi-Ming Zhong propongono un modello in cui i cosiddetti semi da cui si formano questi giganteschi buchi neri vengono generati da un alone di materia oscura auto-interagente. Secondo questo modello, il collasso che forma il seme viene accelerato dalla materia barionica, quella comune, uno scenario unificato tra i due tipi di materia.

Il quasar J1243+0100 (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di flussi di gas ad alta velocità spinti dal buco nero supermassiccio al centro di una galassia distante oltre 13 miliardi di anni luce dalla Terra. Un team di ricercatori guidato da Takuma Izumi dell’Osservatorio Astronomico Nazionale del Giappone ha usato il radiotelescopio ALMA per osservare la galassia HSC J124353.93+010038.5, o semplicemente J1243+0100. Si tratta della galassia più antica conosciuta finora con un vento di quelle dimensioni. Ciò mostra come i buchi neri supermassicci possano influenzare pesantemente le galassie che li ospitano e che ciò avviene fin da quando l’universo era molto giovane.

La radiogalassia CGCG 044-046 in un'elaborazione che mostra le rilevazioni di MeerKAT in bianco su un'immagine ottica della della Digital Sky Survey 2

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta una rivisitazione di radiogalassie scoperte 47 anni fa usando due dei radiotelescopi più potenti attualmente in servizio. Un team di ricercatori che ne include alcuni dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha usato i radiotelescopi uGMRT e MeerKAT per condurre le nuove osservazioni. Il primo autore è l’astronomo Bernie Fanaroff, che cominciò lo studio delle radiogalassie e le classificò assieme all’astrofisica Julia Riley.

L'area attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia M87 vista nelle varie bande dello spettro elettromagnetico nel corso della campagna di osservazioni del 2017

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati di osservazioni multibanda dell’area attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia M87. 33 membri del Multiwavelength Science Working Group dell’Event Horizon Telescope (EHT) hanno guidato un grande team di ricercatori che include anche parecchi italiani di varie istituzioni nazionali che ha messo assieme dati raccolti dai vari radiotelescopi che hanno composto l’EHT nella straordinaria campagna di osservazioni che ha portato alla foto storica pubblicata nel 2019 e altri dati relativi a osservazioni in altre bande elettromagnetiche condotte con vari telescopi spaziali e al suolo. Ciò permette di condurre analisi più approfondite grazie alla completezza delle emissioni rilevate non solo dal buco nero supermassiccio ma anche dai suoi getti che espellono materiali a velocità elevatissime.

Le 12 croci di Einstein scoperte grazie a Gaia

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta l’identificazione di 12 quasar la cui immagine è stata quadruplicata da lenti gravitazionali ottenendo immagini simili alla cosiddetta Croce di Einstein. I ricercatori del gruppo Gaia Gravitational Lenses (GraL) ha utilizzato dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA e dal telescopio spaziale WISE della NASA esaminandoli con algoritmi di apprendimento automatico. In questo modo è stato possibile riconoscere candidati quasar la cui immagine è stata distorta da lenti gravitazionali portando all’identificazione di 12 croci di Einstein.