Buchi neri

Le coppie di quasar J0749+2255 e J0841+4825

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di due quasar doppi che potrebbero far parte di una popolazione nascosta perché due quasar molto vicini sono difficili da distinguere. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble di quasar per trovare queste coppie risalenti a circa 10 miliardi di anni fa. I due quasar di ogni coppia sono distanti tra di loro circa 10.000 anni luce e le galassie che li ospitano si fonderanno e a un certo punto anche i buchi neri supermassicci che alimentano i quasar si fonderanno.

Concetto artistico del candidato buco nero di massa intermedia e del lampo gamma da esso deviato (Immagine cortesia Carl Knox, OzGrav)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di un candidato buco nero di massa intermedia. Un team di ricercatori ha studiato una lente gravitazionale utilizzando rilevazioni di fotoni che erano parte di un lampo gamma per calcolare la massa della lente basandosi sul ritardo causato dalla deviazione dei fotoni del suo “eco”. Il risultato è che la massa dell’oggetto che agisce come lente gravitazionale è stata stimata in circa 55.000 volte quella del Sole. La natura dell’oggetto non è certo ma l’analisi dei dati favorisce nettamente l’ipotesi che si tratti di un buco nero di massa intermedia, un tipo di buco nero raro e soprattutto molto elusivo.

L'area attorno al buco nero supermassiccio della galassia M87 in luce polarizzata

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riportano diversi aspetti di uno studio che ha portato alla rappresentazione dell’area attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia M87 in luce polarizzata. Gli scienziati della Event Horizon Telescope Collaboration hanno usato dati raccolti nel 2017 per ottenere una nuova immagine che offre nuove informazioni sulla struttura dei campi magnetici attorno al buco nero supermassiccio. Un terzo articolo pubblicato sulla stessa rivista riporta i dettagli delle osservazioni condotte con il radiotelescopio ALMA durante la campagna di osservazioni del 2017.

Concetto artistico di P172+18 (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta del quasar con potenti emissioni radio più lontano. Un team di ricercatori guidato da Chiara Mazzucchelli, borsista dell’ESO in Cile, e da Eduardo Bañados del Max-Planck-Institut für Astronomie che include Roberto Decarli e Antonio Pensabene dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Bologna ha usato vari telescopi per identificare il quasar catalogato come PSO J172.3556+18.7734 e chiamato semplicemente P172+18. Questo quasar ha circa 13 miliardi di anni e ciò significa che lo vediamo com’era quando l’universo era molto giovane, meno di 800 milioni di anni dopo il Big Bang. Esso può offrire nuove informazioni sull’universo primordiale e sugli oggetti che le sue emissioni hanno attraversaro per raggiungere la Terra.

L'ammasso globulare NGC 6397 visto da Hubble (Immagine NASA, ESA, and T. Brown and S. Casertano (STScI) Acknowledgement: NASA, ESA, and J. Anderson (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta prove della presenza di un gruppo di buchi neri nell’ammasso globulare NGC 6397. Eduardo Vitral e Gary A. Mamon dell’Institut d’Astrophysique de Paris (IAP) hanno usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble e la sonda spaziale Gaia per studiare il nucleo di NGC 6397 aspettandosi di trovare prove della presenza di un buco nero di massa intermedia che costituiva una massa nascosta ma le analisi dei movimenti delle stelle all’interno dell’ammasso hanno indicato la presenza di vari buchi neri di massa stellare.