Buchi neri

La galassia ESO 253-G003 vista dallo strumento MUSE (Immagine Michael Tucker (University of Hawai’i) and the AMUSING survey)

Un articolo in fase di revisione per essere pubblicato riporta uno studio sulla galassia ESO 253-G003 che la classifica tra quelle dotate di un nucleo galattico attivo che sta consumando una stella che orbita attorno al buco nero supermassiccio centrale. Un team di ricercatori guidato da Anna Payne dell’università delle Hawaii ha utilizzato osservazioni condotte con vari telescopi per studiare il fenomeno, catalogato come ASASSN-14ko, rilevando una serie di esplosioni cosmiche regolari che sono state interpretate come emissioni di energia legate al passaggio di una stella troppo vicino al buco nero, che a ogni orbita ne distrugge una parte.

Il blazar PSO J0309+27 (Immagine Spingola et al.; Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio sul blazar PSO J030947.49+271757.31, o semplicemente PSO J0309+27, il più lontano mai individuato essendo a circa 12,8 miliardi di anni luce dalla Terra. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisica Cristiana Spingola dell’Università di Bologna e associata INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha usato il radiotelescopio VLBA per studiare PSO J0309+27 scoprendo dettagli in un getto di materiali espulsi a circa tre quarti della velocità della luce che si estende per circa 1.600 anni luce.

Viste della galassia CQ 4479

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sulla galassia CQ 4479, dove sono stati osservati un quasar, nucleo galattico attivo con un buco nero supermassiccio che sta divorando grosse quantità di materia, e allo stesso tempo un’intensa formazione stellare. Un team di ricercatori ha usato il telescopio voltante SOFIA per osservare CQ 4479 trovando questa situazione chiamata quasar freddo perché il nucleo galattico attivo è molto caldo ma la galassia contiene anche gas freddo che dà vita a nuove stelle. Si tratta di un caso raro che potrebbe mostrare un periodo dell’evoluzione di una galassia breve dal punto di vista astronomico prima che il quasar cominci a inibire la formazione stellare.

Galassia iperluminosa vista da Hubble (Immagine ESA/Hubble)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio sulle galassie iperluminose. Un team di ricercatori guidato da Lingyu Wang dell’Istituto Olandese per le Ricerche Spaziali di Utrecht ha usato il radiotelescopio LOFAR per valutare la quantità di galassie iperluminose agli infrarossi concludendo che essa è dieci volte più numerosa di quelle che le stelle possono produrre secondo i modelli attuali. Se i modelli sono corretti, significa che in molte galassie ci sono altre fonti luminose come ad esempio un nucleo galattico attivo alimentato da un buco nero supermassiccio circondato da grandi quantità di materiali scaldati al punto da generare emissioni elettromagnetiche.

Concetto artistico di evento di distruzione mareale (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo pubbllicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio su un evento di distruzione mareale catalogato come AT2019qiz in cui è stato possibile vedere le fasi in cui una stella è stata distrutta da un buco nero supermassiccio. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisico Matt Nicholl dell’Università britannica di Birmingham che include Francesca Onori e Sergio Campana dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) ha utilizzato vari telescopi tra cui il Very Large Telescope (VLT), il New Technology Telescope (NTT) dell’ESO e l’osservatorio spaziale Spitzer della NASA per seguire questo evento, durato circa sei mesi, con la “spaghettificazione” della stella, di cui circa metà è già stata inghiottita dal buco nero.