Buchi neri

Il doppio quasar SDSS J141637.44+003352.2

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la conferma di tre coppie di buchi neri supermassicci ravvicinati al punto che li vedremo fondersi in un futuro vicino dal punto di vista astronomico. Un team di ricercatori guidato dal dottor John Silverman del Kavli Institute for the Physics and Mathematics of the Universe ha usato tre osservatori sul Monte Maunakea alle Hawaii: il telescopio Subaru, l’Osservatorio Keck e l’Osservatorio Gemini per esaminare una notevole quantità di quasar alla ricerca di tracce di un doppio centro e tra 421 candidati ne hanno confermati tre. Si tratta di casi rari, al punto che la stima è che lo 0,3% dei quasar sia doppia con due buchi neri supermassicci in rotta di collisione.

La galassia NGC 1365 vista da MUSE (Immagine ESO/TIMER survey)

L’ESO ha pubblicato un’immagine della galassia NGC 1365, conosciuta anche come La Grande Galassia a spirale barrata, catturata con lo strumento MUSE montato sul VLT in Cile. Il soprannome è dovuto alla sua particolare forma con due strutture che dal suo centro si estendono fino al suo esterno. Si tratta di un tipo di galassia poco comune dato che circa il 15% delle galassie vi appartiene mentre quelle a spirale sono comuni. In questo caso c’è una seconda barra all’interno di quella principale. Le osservazioni condotte con MUSE potranno aiutare a capire le dinamiche tra le stelle di NGC 1365 e il suo buco nero supermassiccio.

La stella S4711 (Immagine cortesia Florian Peißker et al.)

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal” riportano ricerche su stelle che orbitano attorno a Sagittarius A*, o semplicemente Sgr A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, che includono quelle che raggiunge le velocità più elevate, S62 ed S4714, e quella che percorre l’orbita nel minor tempo, S4711 in 7,6 anni terrestri. Un team di ricercatori dell’Università tedesca di Colonia guidato da Florian Peißker ha usato osservazioni condotte con gli strumenti NACO e SINFONI montati sul VLT dell’ESO in Cile per tracciare l’orbita di S62. Con l’aggiunta di altri due ricercatori, il team ha tracciato anche le orbite di altre stelle di quell’area.

La CDF-S e i 28 buchi neri supermassicci fortemente oscurati

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di 28 buchi neri supermassicci fortemente oscurati. Un team guidato da Erini Lambrides della Johns Hopkins University ha combinato oltre 80 giorni di osservazioni del telescopio spaziale Chandra della NASA nell’indagine conosciuta come Chandra Deep Field-South (CDF-S) con quelle di altri telescopi che includono i telescopi spaziali Hubble e Spitzer per identificare nuclei galattici attivi le cui emissioni a moltissime lunghezze d’onda erano bloccate dall’enorme bozzolo di materiali che li circonda. I buchi neri supermassicci fortemente oscurati sono tra i più ricercati perché capire i loro meccanismi di crescita aiuta a capire l’evoluzione di questi oggetti estremi che possono avere masse anche miliardi di volte quella del Sole.

Concetto artistico di Pōniuāʻena (Immagine cortesia International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA/P. Marenfeld)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta di un quasar primordiale molto luminoso che è stato catalogato come J100758.264+211529.207, o semplicemente J1007+2115, e chiamato Pōniuāʻena. Un team di ricercatori ha usato tre osservatori sul Monte Maunakea alle Hawaii per individuare uno dei quasar più antichi conosciuti, superato in età solo dal quello catalogato come J1342+0928, la cui scoperta venne annunciata nel dicembre 2017.

Dalla Terra vediamo Pōniuāʻena com’era circa 13 miliardi di anni fa, un quasar alimentato da un buco nero supermassiccio con una massa stimata in un miliardo e mezzo di volte quella del Sole, quasi il doppio rispetto a quello che alimenta J1342+0928. Ciò ripropone più che mai il problema della crescita rapida di certi buchi neri supermassicci primordiali.