Buchi neri

Le tre galassie primordiali (Immagine cortesia JWST/NIRSpec, Bingjie Wang/Penn State)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati dello studio di tre galassie primordiali molto compatte con caratteristiche non spiegabili dagli attuali modelli cosmologici. Un team guidato da ricercatori della Penn State University ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb all’interno dell’indagine RUBIES per esaminare tre oggetti che erano stati considerati misteriosi per le loro strane caratteristiche.

In un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” i ricercatori avevano già proposto che si trattasse di galassie e i nuovi esami dei dati lo confermano. Le vediamo com’erano quando l’universo aveva tra 600 e 800 milioni di anni ma le loro emissioni indicano che contengono stelle già relativamente vecchie e buchi neri supermassicci con masse che erano già enormi, forse più di quello al centro della Via Lattea.

Da sinistra l'ammasso globulare Omega Centauri, la sua area centrale e l'area in cui probabilmente è situato il buco nero di massa intermedia

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta prove che l’ammasso globulare Omega Centauri contiene un buco nero di massa intermedia. Un team di ricercatori guidato da Maximilian Häberle del Max Planck Institute for Astronomy (MPIA) di Heidelberg, in Germania, che include Mattia Libralato dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato due decenni di osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble per trovare quelle prove. L’hanno fatto tracciando l’orbita di sette stelle al centro di Omega Centauri che sono in rapido movimento a causa di un oggetto con una massa che è almeno 8.200 volte quella del Sole. Ciò conferma anche l’ipotesi che quest’ammasso stellare sia ciò che rimane di una galassia nana assorbita dalla Via Lattea.

Il quasar catalogato come RX J1131-1231, o semplicemente RX J1131 (Immagine ESA/Webb, NASA & CSA, A. Nierenberg)

Una nuova immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb ritrae il quasar catalogato come RX J1131-1231, o semplicemente RX J1131. Distante circa sei miliardi di anni luce dalla Terra, è visibile in tre copie diverse, riconoscibili nella parte superiore dell’anello luminoso al centro dell’immagine, a causa di un effetto di lente gravitazionale generato da una galassia tra di esso e la Terra. In particolare, lo strumento MIRI (Mid-Infrared Instrument) è stato usato per osservare RX J1131 con diversi filtri nell’infrarosso medio all’interno di un programma di osservazione che studia la materia oscura.

La coppia di quasar fotografata dalla Hyper Suprime-Cam montata sul telescopio Subaru

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta della coppia di quasar in fase di fusione più distante conosciuta. Un team di ricercatori ha combinato osservazioni del telescopio Subaru con il Gemini Nord per trovare le tracce di questa coppia di quasar che vediamo com’erano circa 900 milioni di anni dopo il Big Bang.

Studiare questa coppia di quasar può offrire nuove informazioni sull’epoca della reionizzazione, il periodo iniziato circa 400 milioni di anni dopo il Big Bang che è stato cruciale nella storia dell’universo. È l’epoca in cui l’idrogeno neutro che bloccava la luce venne ionizzato, con la conseguenza che l’universo divenne il luogo luminoso che conosciamo oggi. Un articolo accettato per la pubblicazione su una rivista della American Astronomical Society offre ulteriori analisi basate su osservazioni condotte con il radiotelescopio ALMA.

Una rappresentazione artistica di due fasi della formazione di un disco di gas e polveri attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia SDSS1335+0728

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta i risultati dell’osservazione di una nuova attività del buco nero supermassiccio al centro della galassia catalogata come SDSS J133519.91+072807.4 e chiamata “semplicemente” SDSS1335+0728. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con vari strumenti per osservare un aumento della luminosità di questa galassia. Ciò aveva portato già alla fine del 2019 all’inclusione tra quelle con un nucleo galattico attivo.