Buchi neri

La galassia medusa JO204 (Immagine ESO/GASP collaboration)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca che mostra una nuova funzione dei “tentacoli” delle cosiddette galassie medusa. Un team internazionale di astronomi guidato da Bianca Poggianti dell’INAF di Padova ha utilizzato le osservazioni effettuate nel corso del programma GASP dell’ESO con lo strumento MUSE del Very Large Telescope (VLT) scoprendo che il meccanismo che genera quei tentacoli è lo stesso che alimenta i buchi neri supermassicci al centro di quelle galassie.

Concetto artistico delle orbite di stelle vicine al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea (Immagine ESO/M. Parsa/L. Calçada)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive un’analisi dei moti di stelle che orbitano attorno al buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, in particolare quella conosciuta come S2. Un team di astronomi ha applicato una nuova tecnica di analisi a osservazioni condotte in passato con il Very Large Telescope (VLT) dell’ESO in Cile e altri telescopi concludendo che quelle orbite risentono degli effetti previsti dalla teoria della relatività generale di Albert Einstein.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive una ricerca che ha riguardato 16 tra i quasar più luminosi conosciuti. Un team di ricercatori guidati dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha esaminato in particolare le emissioni agli infrarossi di quei quasar per individuare e giovani stelle calde nelle galassie che li ospitano concludendo che se ne formano davvero moltissime, a un ritmo fino a 4.000 volte più elevato rispetto alla Via Lattea.

Rappresentazione artistica della galassia starburst oscurata WISE J224607.57-052635.0 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca che suggerisce che nelle galassie primordiali del tipo chiamato starburst oscurate, perché la polvere ne filtra la luce, l’attività di formazione stellare può essere inibita dalla presenza di un quasar. Un team di astronomi dell’Università dell’Iowa ha usato il radiotelescopio ALMA per localizzare i quasar e successivamente altri telescopi per osservarli a varie lunghezze d’onda.

Concetto artistico di lampo gamma (Immagine NASA's Goddard Space Flight Center)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive l’osservazione di un lampo gamma catalogato come GRB 160625B. Un team internazionale di astronomi guidato da Eleonora Troja dell’Università del Maryland ha utilizzato una serie di telescopi dopo la sua scoperta con il telescopio spaziale Fermi della NASA per rilevare le proprietà di quest’evento estremamente energetico, la sua geometria, l’orientamento del suo getto e l’origine del suo lampo ottico estremamente brillante.