Cosmologia

Concetto artistico di Pōniuāʻena (Immagine cortesia International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA/P. Marenfeld)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta di un quasar primordiale molto luminoso che è stato catalogato come J100758.264+211529.207, o semplicemente J1007+2115, e chiamato Pōniuāʻena. Un team di ricercatori ha usato tre osservatori sul Monte Maunakea alle Hawaii per individuare uno dei quasar più antichi conosciuti, superato in età solo dal quello catalogato come J1342+0928, la cui scoperta venne annunciata nel dicembre 2017.

Dalla Terra vediamo Pōniuāʻena com’era circa 13 miliardi di anni fa, un quasar alimentato da un buco nero supermassiccio con una massa stimata in un miliardo e mezzo di volte quella del Sole, quasi il doppio rispetto a quello che alimenta J1342+0928. Ciò ripropone più che mai il problema della crescita rapida di certi buchi neri supermassicci primordiali.

Rappresentazione artistica dell'evento GW190814

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sull’origine delle onde gravitazionali rilevate nell’evento catalogato come GW190814 avvenuto il 14 agosto 2019 in cui un buco nero con una massa circa 23 volte quella del Sole si è fuso con un oggetto con una massa circa 2,6 volte quella del Sole la cui natura è incerta. Gli scienziati delle collaborazioni LIGO e Virgo hanno analizzato i dati rilevati dalla rete di interferometri che hanno registrato le onde gravitazionali emesse da quell’evento. Il problema è che la massa dell’oggetto meno massiccio è all’interno di un intervallo in cui non è al momento possibile dire se un oggetto compatto sia una stella di neutroni o un buco nero.

Il cielo ai raggi X visto da eROSITA

Il Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics (MPE) ha pubblicato una mappa dell’universo a raggi X ottenuta grazie allo strumento eROSITA, che l’istituto ha costruito per il telescopio spaziale Spektr-RG. Questa mappa include circa un milione di oggetti relativi alla parte calda ed energetica dell’universo. Ha una profondità circa 4 volte maggiore rispetto alla mappa precedente di questo tipo e contiene circa 10 volte il numero di fonti energetiche, l’equivalente di quelle scoperte da tutti i telescopi per i raggi X messi assieme in oltre mezzo secolo di osservazioni. Sono stati necessari circa sei mesi perché eROSITA concludesse quest’indagine, che è solo la prima delle otto previste nel corso di circa quattro anni che offriranno informazioni che probabilmente verranno utilizzate per decenni.

Una sezione della mappa tridimensionale delle galassie della Sloan Digital Sky Survey usata per l'analisi

Un articolo pubblicato sulla rivista “Physical Review Letters” riporta una nuova stima della velocità di espansione dell’universo basata sulle grandi strutture cosmiche formate dalle galassie. Un team di ricercatori guidato dal dottor Seshadri Nadathur dell’Institute of Cosmology and Gravitation (ICG) all’Università britannica di Portsmouth ha usato dati relativi a oltre un milione di galassie e quasar raccolti in oltre un decennio dalla Sloan Digital Sky Survey per creare un’analisi che ha fornito una misura degli effetti della misteriosa energia oscura che sta aumentando la velocità di espansione dell’universo. Aggiungere un nuovo metodo di suo calcolo non porta necessariamente al valore giusto ma può aiutare a capire perché altri metodi forniscano risultati incompatibili e dove potrebbe essere necessario ampliare le nostre conoscenze della fisica per ottenere il valore giusto.

Lampo radio veloce attraversa gas intergalattico

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta una misurazione della quantità della cosiddetta materia barionica, la materia ordinaria, nell’universo analizzando le caratteristiche dei lampi radio veloci. Un team di ricercatori guidato dal professor Jean-Pierre Macquart della Curtin University, centro dell’International Centre for Radio Astronomy Research (ICRAR), ha utilizzzato rilevazioni compiute usando il radiotelescopio ASKAP, il quale ha permesso di determinare la posizione dei lampi nelle galassie d’origine con notevole precisione. Analizzandone le caratteristiche è stato possibile determinare la densità di materia tra il punto d’origine e la Terra.