Cosmologia

Concetto artistico dei due buchi neri supermassicci nella galassia OJ 287 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta le osservazioni il passaggio di un buco nero supermassiccio nel disco di materiali che circonda un altro oggetto dello stesso tipo ma ancor più massiccio nella galassia OJ 287. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale Spitzer della NASA per monitorare quest’evento, che era stato previsto da un modello creato appositamente per tenere conto dell’ambiente estremo generato in particolare dal più grande dei due buchi neri, la cui massa è stimata attorno a 18 miliardi di volte quella del Sole. Questo modello, del 2018, è il più recente e tiene conto delle onde gravitazionali ma anche del teorema no-hair.

Una schermata da una simulazione di un evento come GW190412

Un articolo pubblicato sul server arXiv riporta l’osservazione di onde gravitazionali emesse dalla fusione di due buchi neri con masse molto diverse. Gli scienziati delle collaborazioni LIGO e Virgo hanno usato i dati raccolti dai loro rilevatori per esaminare questa fusione, la prima in cui la massa dei due oggetti è così asimmetrica dato che le stime effettuate indicano che erano di 8 e 30 volte quella del Sole. L’evento, catalogato come GW190412, ha prodotto onde con forme diverse da quelle rilevate finora in fusioni tra oggetti di masse simili e contengono informazioni che hanno permesso di ottenere misure più precise delle proprietà fisiche della coppia. Ha permesso anche di condurre nuove verifiche della teoria della relatività generale, confermata anche stavolta.

Eros Vanzella indica la regione di emissione Lyman-Alpha misurata con lo strumento MUSE (Foto cortesia Eros Vanzella / INAF. Tutti i diritti riservati)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta la scoperta di stelle primordiali che potrebbero appartenere alla cosiddetta Popolazione III, la prima generazione di stelle dell’universo. Un team di astrofisici guidato da Eros Vanzella e Massimo Meneghetti dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Bologna ha usato dati raccolti con lo strumento MUSE montato sul VLT dell’ESO e una potente lente gravitazionale generata dall’ammasso galattico MACS J0416.1-2403, o semplicemente MACS J0416, per ottenere immagini ingrandite di stelle che sembrano prive di metalli e composte solo da idrogeno, elio e tracce di litio.

Concetto artistico di due nane bianche che si scontrano (Immagine cortesia University of Warwick/Mark Garlick)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio su una nana bianca fuori dal normale catalogata come WD J055134.612+413531.09, abbreviato in WD J0551+4135. Un team di astronomi coordinato dall’Università britannica di Warwick ha esaminato le caratteristiche di questa nana bianca usando dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia e dell’ESA e dal Telescopio William Herschel concludendo che la particolare composizione chimica della sua atmosfera indica che si tratta del risultato della fusione di due nane bianche di massa media. WD J0551+4135 ha una massa leggermente superiore a quella del Sole, notevole per quel tipo di oggetto al punto da essere definita una nana bianca ultramassiccia. Se avesse una massa un po’ superiore probabilmente sarebbe esplosa in una supernova in seguito alla fusione.

Una porzione di vista combinata Subaru/XMM-Newton con al centro una galassia morente (Immagine cortesia NAOJ/M. Tanaka)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” e uno su “The Astrophysical Journal”, riportano i risultati di studi su antichissime galassie quiescenti, il che significa che avevano ridotto notevolmente o terminato la loro attività di formazione stellare. Due team di ricercatori con molti di loro in comune hanno usato dati raccolti con vari telescopi per studiare queste galassie e stabilire che vediamo la più antica com’era circa un miliardo e mezzo di anni dopo il Big Bang. Questi studi offrono nuove informazioni utili a migliorare i modelli di formazione delle galassie.