Cosmologia

Una soluzione al mistero dell'origine dei lampi gamma lunghi

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” offre una soluzione al problema dell’origine dei fotoni che compongono un lampo gamma di lunga durata. Un team di ricercatori coordinato dal Riken Cluster for Pioneering Research in Giappone ha creato una serie di simulazioni basate sulla relazione di Yonetoku, un’equazione ideata da Daisuke Yonetoku, uno degli autori della ricerca, che collega i picchi di energia e luminosità nei lampi gamma concludendo che i loro fotoni hanno origine nella fotosfera, l’area di una stella in cui viene emessa la normale luce.

83 quasar scoperti nell'universo primordiale

5 articoli pubblicati sulle riviste “The Astrophysical Journal Letters”, “The Astrophysical Journal” (qui e qui), “The Astrophysical Journal Supplement Series” (a pagamento, è disponibile qui) e “Publications of the Astronomical Society of Japan” descrivono vari aspetti della scoperta di 83 nuovi quasar risalenti a circa 13 miliardi di anni fa, studiati assieme ad altri 17 quasar di quell’epoca che erano già conosciuti. Un team di ricercatori guidato da Yoshiki Matsuoka, ora all’Università giapponese di Ehime, ha usato la Hyper Suprime-Cam (HSC), uno strumento montato sul telescopio Subaru del National Astronomical Observatory of Japan (NAOJ) alle Hawaii. Quei quasar sono alimentati da buchi neri supermassicci e il loro studio aiuterà a perfezionare i nostri modelli cosmologici.

Una misurazione della costante di Hubble basata sui quasar suggerisce possibili modifiche ai modelli cosmologici

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive l’uso di quasar come traccianti cosmici per misurare l’espansione dell’universo fino a 12 miliardi di anni fa. Guido Risaliti dell’Università di Firenze e associato INAF ed Elisabeta Lusso della Durham University hanno studiato le emissioni di raggi X e ottiche di una serie di quasar usando il confronto fra quelle emissioni per valutare con precisione le loro distanze. I risultati potrebbero spiegare le discrepanze tra le diverse misurazioni effettuate con altri metodi suggerendo che la densità della misteriosa energia oscura non sia costante nel tempo.

Una verifica del riscaldamento della materia oscura

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta conferme all’ipotesi dell’effetto conosciuto come riscaldamento della materia oscura. Un team di ricercatori ha cercato gli effetti della presenza di materia oscura in galassie nane relativamente vicine alla Via Lattea trovando la conferma che la formazione stellare può scaldarla provocandone una spinta verso l’esterno. Si tratta di una nuova possibilità per studiare la materia oscura per cercare di comprenderne la natura.

Concetto artistico dell'universo su una bolla a 5 dimensioni (Immagine cortesia Suvendu Giri)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Physical Review Letters” descrive un nuovo modello dell’universo che propone che esso esista ai margini di una bolla in fase di espansione in uno spazio-tempo a cinque dimensioni. Un team di ricercatori dell’Università svedese di Uppsala si è basato sulla teoria delle stringhe per ipotizzare che la materia esistente nell’universo sia sistemata alle estremità di stringhe che si estendono nella quinta dimensione. Secondo quest’ipotesi quella che è stata chiamata energia oscura non sarebbe altro che un effetto descritto da una costante cosmologica nelle equazioni di Friedmann a quattro dimensioni.