Cosmologia

Schema della storia dell'universo (Immagine cortesia N.R.Fuller, National Science Foundation)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca che descrive la rilevazione delle possibili tracce delle prime stelle nate nell’universo, trovate nella radiazione cosmica a microonde dall’idrogeno che esisteva all’epoca. Un team di ricercatori guidato da Alan Rogers del MIT Haystack Observatory e da Judd Bowman dell’Arizona State University ha impiegato oltre un decennio per raccogliere quelle che sono ritenute le prove che le prime stelle nacquero circa 180 milioni di anni dopo il Big Bang, ben prima rispetto alle stime precedenti.

Il campo magnetico al centro della Via Lattea (Immagine E. Lopez-Rodriguez / NASA Ames / University of Texas at San Antonio)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive la mappatura dettagliata del campo magnetico attorno a Sagittarius A*, noto anche semplicemente come Sgr A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Un team di ricercatori ha usato la telecamera ad infrarossi CanariCam installata sul Gran Telescopio Canarias per ottenere i dati necessari a riprodurre le linee magnetiche di gas e polvere che orbitano attorno al centro della galassia. La struttura delle linee magnetiche dà al risultato uno stile che ricorda i dipinti di Vincent Van Gogh.

Centaurus A e le sue galassie nane satelliti (Immagine Christian Wolf and the SkyMapper team / Australian National University)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive una ricerca che mostra quella che sembra una discrepanza tra le osservazioni di un gruppo di galassie e i correnti modelli relativi alla materia oscura. Un team di astronomi ha appurato che 14 delle 16 galassie nane satelliti della galassia Centaurus A seguono uno schema comune di movimento e sono disposte su un piano invece di muoversi in modo caotico con una disposizione casuale attorno alla galassia centrale.

Concetto artistico di stella in formazione con emissioni di segnali del metanolo (Immagine cortesia Wolfgang Steffen/Boy Lankhaar et al. (molecole: Wikimedia Commons/Ben Mills))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive una ricerca che fornisce un modo per utilizzare il metanolo per misurare i campi magnetici esistenti nello spazio. Un team di ricercatori guidato da Boy Lankhaar della Chalmers Univerisity di Göteborg, in Svezia, ha studiato le proprietà del metanolo per poterlo usare nel calcolo dei campi magnetici che giocano un ruolo importante nella formazione di stelle massicce.

Emissioni di raggi X dalla fonte GW170817 (Immagine NASA/CXC/McGill/J.Ruan et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” descrive l’analisi di osservazioni degli ultimi bagliori della fusione di due stelle di neutroni rilevata lo scorso agosto e annunciata in ottobre. Un team di ricercatori ha usato l’osservatorio per i raggi X Chandra della NASA per studiare le conseguenze di quell’evento notando che quei bagliori sono continuati indicando che il lampo gamma emanato da quella collisione è più complesso di quanto gli scienziati avessero pensato inizialmente.