Galassie

Blog che parlano di galassie, singole o in ammassi

Una mappa tridimensionale dell'universo locale con i vari superammassi galattici. Sulla sinistra c'è il superammasso della Vela

Un articolo sottoposto per la pubblicazione alla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta i risultati di uno studio astronomico che ha impiegato una tecnica ibrida per esaminare il superammasso della Vela. Un team di ricercatori ha combinato spostamento verso il rosso con distanze e velocità peculiari delle galassie all’interno del superammasso della Vela per ottenerne un ritratto completo, un risultato che finora non era riuscito per la sua posizione, nascosta dalla cosiddetta zona di evitamento della Via Lattea.

Informazioni chiave sono state ottenute usando il telescopio ottico SALT e il radiotelescopio MeerKAT, entrambi in Sudafrica. Data l’importanza di questa nazione in questa ricerca, gli autori hanno usato il soprannome Vela-Banzi, aggiungendo un termine in xhosa, una lingua Bantu, che significa “rivelandosi ampiamente”.

Un'illustrazione delle rilevazioni delle emissioni provenienti dalla galassia HATLAS J142935.3–002836

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society Letters” riporta la rilevazione di un megamaser generato da HATLAS J142935.3–002836, una galassia che è in una fase di notevole attività perché è ancora in atto una fusione galattica che ha anche portato a una notevole formazione stellare. Un team di ricercatori guidato dall’Università sudafricana di Pretoria ha usato il radiotelescopio MeerKAT per rilevare le emissioni maser. La forza delle sue emissioni è tale da spingere i ricercatori a definirla un gigamaser ma certe rilevazioni sono possibili solo grazie a un fenomeno di lente gravitazionale. Ciò la rende comunque il maser astronomico più luminoso e più lontano conosciuto.

La galassia MoM-z14 fotografata dallo strumento NIRCam (Near-Infrared Camera) del telescopio spaziale James Webb con un'immagine dal cosiddetto COSMOS Legacy Field sullo sfondo.

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Open Journal of Astrophysics” riporta le prove che la galassia MoM-z14 è la più lontana conosciuta finora. Un team di ricercatori guidato dal Kavli Institute for Astrophysics and Space Research del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha usato il telescopio spaziale James Webb all’interno dell’indagine chiamata “Mirage or Miracle” (MoM), in cui lo strumento NIRSpec è stato utilizzato per verificare la natura di galassie molto luminose e potenzialmente molto lontane osservate nelle immagini catturate dallo strumento NIRCam. I risultati confermano che vediamo MoM-z14 com’era circa 280 milioni di anni dopo il Big Bang, una nuova conferma che già all’epoca c’erano galassie molto attive.

Concetto artistico del sistema J1218/1219+1035 (Immagine NSF/AUI/NSF NRAO/P. Vosteen)

Un raro esempio di triplo nucleo galattico attivo in tre galassie in fase di fusione è stato scoperto grazie all’utilizzo di due radiotelescopi: il VLA e il VLBA. Il sistema triplo, distante circa 1,2 miliardi di anni luce dalla Terra, è catalogato come J1218/1219+1035. Questo studio mirato condotto da un team di ricercatori a varie frequenze radio ha permesso di identificare quello che è solo il terzo caso di triplo nucleo galattico attivo, il primo confermato grazie a osservazioni radio. Questa scoperta è utile a capire meglio certi processi di fusione galattica come quelli che hanno portato alla formazione della Via Lattea.

La mappa completa ottenuta grazie al telescopio spaziale SPHEREx della NASA, con le emissioni infrarosse generate soprattutto da polveri (in rosso) e gas caldi (in blu), gli ingredienti chiave nella formazione di nuove stelle e pianeti.

La NASA ha pubblicato la prima mappa cosmica generata usando le osservazioni condotte dal suo telescopio spaziale SPHEREx. Si tratta in particolare di osservazioni che includono 102 lunghezze d’onda nell’infrarosso vicino. Quelli che sono stati definiti dalla NASA come 102 colori offrono moltissime informazioni diverse sugli oggetti osservati, preziose in una serie di studi cosmologici. La ricchezza di informazioni è tale che alla NASA le trattano come se avessero ottenuto 102 mappe diverse.