Galassie

Le Nubi di Magellano viste dalla sonda spaziale Gaia (Immagine ESA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati di uno studio della Piccola Nube di Magellano che mostra come questa galassia nana stia subendo delle distorsioni nella sua forma a causa di varie influenze gravitazionali. Satoya Nakano e Kengo Tachihara dell’Università di Nagoya, in Giappone, ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA assieme a informazioni sulle stelle cefeidi raccolte dal progetto OGLE (Optical Gravitational Lensing Experiment). Ciò ha permesso di determinare le distanze di 4.236 cefeidi e le anomalie nei loro movimenti. La conclusione è che la Piccola Nube di Magellano stia subendo un’influenza gravitazionale da parte della Grande Nube di Magellano e di un’altra fonte ancora sconosciuta.

La galassia JADES-GS-z13-1 (il cerchietto rosso al centro) vista dal telescopio spaziale James Webb (Immagine ESA/Webb, NASA, STScI, CSA, JADES Collaboration, Brant Robertson (UC Santa Cruz), Ben Johnson (CfA), Sandro Tacchella (Cambridge), Phill Cargile (CfA), J. Witstok, P. Jakobsen, A. Pagan (STScI), M. Zamani (ESA/Webb))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta i risultati delle osservazioni della galassia primordiale catalogata come JADES-GS-z13-1. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale James Webb per esaminare questa galassia, stimando che risale a circa 330 milioni di anni dopo il Big Bang. La sorpresa è arrivata dalle analisi spettroscopiche con la cosiddetta radiazone Lyman-alfa, emessa negli ultravioletti dall’idrogeno in circostanze specifiche, perché era molto più forte di quanto ci si aspetterebbe da una galassia di quell’epoca.

Herbig-Haro 49/50 (NIRCam and MIRI Image, annotated)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb mostra l’oggetto di Herbig-Haro 49/50, o semplicemente HH 49/50, un tipo di nebulosa legato a processi di formazione stellare. Gli strumenti NIRCam (Near-Infrared Camera) e MIRI (Mid-Infrared Instrument) sono stati usati in combinazione per osservare i dettagli agli infrarossi dei deflussi la cui forma aveva portato a soprannominare questo oggetto il Tornado Cosmico. Per anni gli astronomi si sono chiesti cosa fosse l’oggetto che vedevano a malapena nelle immagini ottenute con altri strumenti sulla “punta del tornado” e Webb ha permesso loro di capire che si tratta di una galassia a spirale molto più distante.

La Piccola Nube di Magellano e le nubi molecolari al centro di questo studio

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio di 17 nubi molecolari nella Piccola Nube di Magellano, una delle galassie nane satelliti della Via Lattea. Un team di ricercatori guidato da Kazuki Tokuda, ricercatore postdoc all’Università di Kyushu, in Giappone, ha esaminato immagini ad alta risoluzione catturare usando il radiotelescopio ALMA per ottenere informazioni sulle loro caratteristiche. L’esame ha mostrato che il 40% di quelle nubi avevano una maggiore diffusione del gas, come se si trattasse di zucchero filato. Le altre erano classiche nubi molecolari con una struttura filamentosa che si trovano anche nella Via Lattea. Questa differenza è stata attribuita alla scarsa presenza di elementi più pesanti di idrogeno ed elio nella Piccola Nube di Magellano, una situazione simile a quella dell’universo primordiale.

Mosaico di candidati nuclei galattici attivi in galassie nane

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di circa 2.500 nuovi candidati nuclei galattici attivi in galassie nane e di circa 300 nuovi candidati buchi neri di massa intermedia. Un team di ricercatori ha esaminato le osservazioni condotte con lo strumento DESI (Dark Energy Spectroscopic Instrument) montato sul telescopio Mayall da 4 metri in Arizona per trovare tutti questi possibili buchi neri.