Pianeti

Uno dei crateri dell'area Jau su Marte

La NASA ha celebrato l’11° anniversario dell’arrivo su Marte del suo Mars Rover Curiosity con sollievo dato che nei giorni scorsi il più vecchio rover ancora in attività sul pianeta rosso ha da poco terminato la sua salita più difficile per le condizioni del terreno. Curiosity ha raggiunto un’area piena di crateri da impatto chiamata Jau risalendo un pendio con un’inclinazione di 23° in cui c’erano ostacoli come sabbia scivolosa e rocce che potevano danneggiare le sue ruote. Il team della missione che gestisce la programmazione del percorso ha trascorso settimane intense in cui deciso diverse deviazioni per limitare pericoli e usura.

Il sistema di V960 Mon visto da SPHERE (toni di giallo) e ALMA (in blu) (Immagine ESO/ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/Weber et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta di grumi di materia che potrebbero diventare pianeti attorno alla giovane stella V960 Mon. Un team di ricercatori che include Antonio Garufi dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Arcetri ha usato lo strumento SPHERE montato sul VLT dell’ESO e il radiotelescopio ALMA, entrambi in Cile, per esaminare lo stato di quello che potrebbe essere un sistema in fase di formazione. La rilevazione di masse stimate in diverse volte quella della Terra potrebbero costituire la prima prova della formazione di pianeti tramite il processo dell’instabilità gravitazionale.

Concetto artistico del sistema di PDS 70: la stella è circondata da un disco protoplanetario in cui due pianeti giganti gassosi si stanno formando. Nell'area interna è indicata la zona in cui è stata rilevata acqua.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la scoperta di acqua nel giovanissimo sistema di PDS 70. Un team di ricercatori della collaborazione MINDS guidato da Giulia Perotti dell’Istituto Max Planck per l’Astronomia (MPIA) a Heidelberg, in Germania, ha usato il telescopio spaziale James Webb per rilevare la presenza di acqua nella regione interna del disco protoplanetario che circonda la stella PDS 70. In quel disco sono stati già individuati due pianeti e recentemente è stata annunciata la rilevazione di una nube di detriti in una possibile configurazione troiana ma potrebbero esserci anche pianeti rocciosi in formazione sui quali l’acqua potrebbe avere un ruolo importante per quanto riguarda il potenziale di abitabilità.

sistema di PDS 70 con il suo grande disco protoplanetario. Il cerchio più grande indica l'orbita dell'esopianeta PDS 70b, evidenziato da un altro cerchio in linea continua. Un cerchio con linea tratteggiata indica la nube di detriti che sembra occupare la stessa orbita.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta di una nube di detriti che sembra condividere l’orbita con l’esopianeta PDS 70b. Un team di astronomi ha rianalizzato osservazioni condotte con il radiotelescopio ALMA per studiare il sistema della giovanissima stella PDS 70 e i suoi pianeti in fase di formazione. I detriti rilevati nelle vicinanze di PDS 70b potrebbero costituire un altro pianeta ancora in formazione o essere i resti di un pianeta che si era già formato.

Concetto artistico dell'esopianeta LTT 9779 b e della sua stella (Immagine cortesia Ricardo Ramírez Reyes (Universidad de Chile)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio sull’esopianeta LTT 9779 b, un nettuniano ultracaldo che è stato definito come il più grande specchio dell’universo perché riflette circa l’80% della luce che riceve dalla sua stella. Un team di ricercatori che include Gaetano Scandariato dell’INAF Osservatorio Astrofisico di Catania ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale CHEOPS dell’ESA per studiare LTT 9779 b. Hanno potuto calcolare quella che tecnicamente si chiama albedo, la quantità di luce che riflette, in questo caso a livelli eccezionali. La conclusione è che un’albedo così estrema sia dovuta a nubi di metalli riflettenti.