Stelle

Le galassie osservate da ALMA nel cielo osservato da Hubble (Immagine Hubble (NASA/ESA), ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), P. Oesch (University of Geneva) and R. Smit (University of Cambridge))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la prima osservazione del movimento del gas all’interno di due piccole galassie neonate distanti circa 13 miliardi di anni luce dalla Terra. Un team guidato dall’astronoma olandese Renske Smit al Kavli Institute of Cosmology presso l’Università britannica di Cambridge ha usato il radiotelescopio ALMA per rilevare i processi in atto in quelle galassie primordiali, verificando che il gas si muove in modo simile a galassie come la Via Lattea. Questi risultati sono stati presentati anche al 231° congresso della American Astronomical Society, che si è tenuto nel corso di questa settimana.

L’alone galattico della Via Lattea nella mappa Pan-Starrs1 (Immagine cortesia Giuseppina Battaglia (Iac))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive una ricerca su un gruppo di stelle giganti rosse situate nell’alone che circonda la Via Lattea. Un team di astronomi guidato da Giuseppina Battaglia dell’Instituto de Astrofísica de Canarias ha esaminato la composizione di un campione di 28 stelle scoprendo che la presenza di alcuni elementi chimici è ben diversa rispetto alle regioni più interne dell’alone. La conclusione è che non sono nate nella nostra galassia bensì in antiche galassie nane che sono state assorbite dalla Via Lattea.

La Nebulosa Tarantola (Immagine X-ray: NASA/CXC/PSU/L.Townsley et al.; Optical: NASA/STScI; Infrared: NASA/JPL/PSU/L.Townsley et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive la quantità decisamente fuori dal normale di stelle massicce scoperte nella Nebulosa Tarantola, una regione della Grande Nube di Magellano, una delle galassie nane satelliti della Via Lattea. Un team di ricercatori che partecipa all’indagine VLT-FLAMES Tarantula Survey (VFTS) ha usato il Very Large Telescope dell’ESO per osservare quasi 1.000 stelle massicce in quella regione concludendo che ce n’è una quantità molto maggiore di quanto previsto dai modelli con varie importanti implicazioni a livello astronomico.

KIC 8462852 agli infrarossi e agli ultravioletti (Immagine: IPAC/NASA per gli infrarossi, STScI (NASA) per gli ultravioletti)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” descrive i risultati di nuove osservazioni della stella KIC 8462852, comunemente conosciuta come stella di Tabby o al limite stella di Boyajian. Un team di astronomi guidato da Tabetha S. Boyajian, l’astronoma che nel 2015 si rese conto che la sua luminosità cambiava rapidamente, calando fino al 20% nel giro di qualche giorno, ha condotto una ricerca possibile grazie a un finanziamento ottenuto tramite una campagna su Kickstarter. Le conclusioni confermano la teoria della polvere che oscura la stella, in particolare a certe frequenze.

Centaurus A

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sull’influenza dei buchi neri supermassicci sulla formazione stellare nelle grandi galassie. Un team di ricercatori ha analizzato quel meccanismo di feedback concludendo che c’è una correlazione tra la massa di quei buchi neri e l’effetto di inibizione della formazione di nuove stelle.