Stelle

Alcuni dei sistemi osservati con il VLT e qui rappresentati non in scala per apparire con dimensioni simili.

Tre articoli pubblicati sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riportano diversi aspetti di un grande studio di 86 dischi protoplanetari localizzati in tre diverse regioni della Via Lattea. Team di ricercatori con diversi membri in comune hanno usato lo strumento SPHERE montato sul Very Large Telescope (VLT) dell’ESO in Cile all’interno dei programmi di osservazione GTO e DESTINYS. I risultati offrono un tesoro di informazioni sulla formazione planetaria nel vicinato cosmico che potrebbero portare a progressi nei modelli attuali e aiutare nuovi studi mirati.

Rappresentazione artistica della nana bianca WD 0816-310 con il suo campo magnetico e i detriti che la circondano (Immagine ESO/L. Calçada)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati di uno studio della nana bianca catalogata come WD 0816-310 e di quella che è stata definita come una cicatrice sulla sua superficie, lasciata dai materiali di un grosso asteroide inghiottito. Un team di ricercatori ha utilizzato il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO in Cile per ottenere le informazioni necessarie a identificare gli elementi metallici che formano quella cicatrice e la sua concentrazione in un’area specifica, cioè uno dei suoi poli magnetici. Questo risultato offre nuove informazioni sull’evoluzione dei sistemi planetari dopo la morte della loro stella.

I resti della supernova SN 1987A visti dal telescopio spaziale James Webb

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta nuove prove che la supernova SN 1987A ha generato una pulsar. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per rilevare gli effetti di emissioni a elevata energia provenienti dalla pulsar o dalla pulsar wind nebula, una nebulosa che la circonda ed è alimentata proprio dalla pulsar. Si tratta di conferme di conclusioni raggiunte da altri team di ricercatori negli anni scorsi usando osservazioni in altre bande elettromagnetiche.

Parte dell'area IRAS 16562–3959 (Immagine ESA/Hubble & NASA, R. Fedriani, J. Tan)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble mostra una parte dell’area di formazione stellare catalogata come IRAS 16562–3959. Lo strumento Wide Field Camera 3 (WFC3) offre molti dettagli di quell’area agli infrarossi, in particolare delle emissioni provenienti da una stella massiccia ancora in fase di formazione le cui conseguenze sono visibili nella parte dell’immagine che dal centro va verso l’alto a sinistra e verso il basso a destra. Questi e molti altri dettagli possono aiutare a ricostruire i processi di formazione delle stelle.

Quattro osservazioni ai raggi X dei resti di supernova SN 1006

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio del resto di supernova catalogato come SN 1006 che ha portato all’identificazione di un frammento della stella progenitrice. Un team di ricercatori guidato da Roberta Giuffrida dell’Università di Palermo e dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato osservazioni condotte con vari telescopi sfruttando le emissioni d raggi X e le ha confrontate con modelli teorici. La conclusione è che questo frammento ricco di ferro si sta muovendo a una velocità elevatissima all’interno della nube di detriti generati dalla supernova. Si tratta di una scoperta utile nello studio delle supernove come questa, generate da esplosioni di nane bianche.