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La Nebulosa del Granchio vista dal telescopio spaziale James Webb

Una nuova immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb ritrae la Nebulosa del Granchio, i resti della supernova avvistata sulla Terra e registrata nel 1054, distante dalla Terra circa 6.500 anni luce. Le possibilità di osservazione dell’epoca erano a dir poco limitare rispetto a quelle odierne perciò ci sono ancora domande riguardanti quella supernova. Gli strumenti NIRCam e MIRI hanno permesso di ottenere dettagli agli infrarossi che mostrano la radiazione di sincrotrone al suo interno, prodotta dalla pulsar al suo centro che si è formata dal nucleo della stella progenitrice esplosa nel 1054.

La posizione della kilonova che ha emesso il lampo gamma GRB 230307A e la galassia madre da dove sono arrivate le stelle progenitrici.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la rilevazione di elementi pesanti tra cui il tellurio espulsi da una kilonova, la fusione tra due stelle di neutroni. Un team di ricercatori è partito dal lampo gamma catalogato come GRB 230307A per esaminare dati raccolti da telescopi al suolo e spaziali che hanno permesso di identificare le caratteristiche di una kilonova all’origine di quella potentissima esplosione, durata circa 200 secondi nel secondo lampo gamma più luminoso rilevato finora.

Il telescopio spaziale James Webb ha permesso di esaminare l’ambiente attorno alla kilonova con gli strumenti NIRCam e NIRSpec rilevando le tracce spettroscopiche lasciate nelle emissioni da materiali espulsi ad alta velocità. Per la prima volta, è stato rilevato il tellurio, un elemento molto raro sulla Terra. Webb ha anche permesso di accertare che la coppia di stelle di neutroni che si è fusa è stata espulsa dalla sua galassia madre centinaia di milioni di anni fa.

Concetto artistico di nana rossa in una fase di brillamenti (Immagine NASA, ESA, and D. Player (STScI))

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di osservazioni spettroscopiche dell’attività della stella TRAPPIST-1 condotte con il telescopio spaziale James Webb. Un team di ricercatori ha osservato quattro brillamenti di questa nana ultra-fredda, avvenute nel corso di circa 27 ore. Aggiungendo dati ottenuti con altri strumenti è stato possibile sviluppare un metodo matematico per separare la luce di quei brillamenti dalla normale radiazione stellare. Nello studio di una stella molto piccola ma anche attiva, ciò è molto utile per migliorare la qualità delle osservazioni dei sette pianeti rocciosi del sistema di TRAPPIST-1.

La regione G35.2-0.7N (Immagine ESA/Hubble & NASA, R. Fedriani, J. Tan)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble raffigura la regione di formazione stellare catalogata come G35.2-0.7N, nella quale si formano anche stelle massicce. Le protostelle sono circondate da bozzoli di gas e polveri che a loro volta sono all’interno di nubi più grandi e ciò di solito le rende invisibili. Tuttavia, una di quelle protostelle vicina al centro dell’immagine sta emettendo getti di materiali che illuminano la regione e scavano all’interno del gas permettendo a una parte della luce protostellare di uscire.

Distante circa 7.200 anni luce dalla Terra, la regione G35.2-0.7N è interessante per gli astronomi che studiano i processi che portano alla nascita delle stelle. Lo strumento Wide Field Camera 3 (WFC3) del telescopio spaziale Hubble è uno dei tanti che sono stati usati nel corso del tempo in vari studi scattando fotografie che ora sono state assemblate in un’unica immagine.

Un'immagine della Galassia Girandola con l'indicazione della posizione della supernova 2023ixf catturata il 27 giugno 2023 usando vari filtri a frequenze ottiche e infrarosse

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riportano altrettanti studi sulla supernova catalogata come SN 2023ixf. Due team di ricercatori con vari membri in comune hanno esaminato l’evoluzione di questa supernova scoperta nella cosiddetta Galassia Girandola. Per farlo, hanno usato diversi strumenti tra i quali alcuni del Center for Astrophysics (Cfa) Harvard & Smithsonian che hanno permesso osservazioni in diverse bande elettromagnetiche. I risultati sono stati diversi rispetto a quanto ci si aspettava dall’esplosione di una stella massiccia con un ritardo nel momento del picco dell’impulso luminoso appena prima dell’esplosione. La conclusione è che ciò è stato dovuto alla presenza di materiali densi espulsi dalla stella nell’anno precedente alla supernova.