Stelle

L'ammasso RCW 38 (Immagine ESO/VVVX survey)

L’ESO ha pubblicato immagini della culla stellare catalogata come RCW 38 ottenuta usando la VISTA InfraRed CAMera (VIRCAM) montata sul proprio Visible and Infrared Survey Telescope for Astronomy (VISTA) in Cile. stata ottenuta come parte dell’indagine astronomica VISTA Variables in the Vía Láctea (VVV), che ha prodotto la mappa agli infrarossi più dettagliata della Via Lattea. Le rilevazioni agli infrarossi permettono di vedere le emissioni elettromagnetiche generate dalle giovani stelle e protostelle all’interno di RCW 38 che riescono a passare attraverso la coltre di gas e polveri che blocca quasi tutte le altre bande elettromagnetiche.

Concetto artistico di una stella di neutroni che emette un lampo radio veloce dalla sua magnetosfera (Immagine cortesia Daniel Liévano, edited by MIT News)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta l’individuazione dell’origine del lampo radio veloce catalogato come FRB 20221022A collegandolo a una stella di neutroni di classe magnetar, probabilmente emerso dalla sua magnetosfera. Un team di ricercatori coordinato dal MIT ha usato osservazioni condotte con il radiotelescopio CHIME per individuare l’origine di questo lampo radio veloce già conosciuto sfruttando il fenomeno della scintillazione, paragonabile a come le stelle sfavillano nel cielo. Si tratta di un’altra prova del legame tra magnetar e lampi radio veloci, le potentissime emissioni che possono essere eventi singoli oppure ripetuti.

L'ammasso NGC 346 con 10 stelle con dischi protoplanetari cerchiate (Immagine NASA, ESA, CSA, STScI, O. C. Jones (UK ATC), G. De Marchi (ESTEC), M. Meixner (USRA))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati dello studio di un gruppo di dischi protoplanetari con un’età fino a 30 milioni di anni, anche 10 volte più di quanto prevedano gli attuali modelli di formazione planetaria. Un team guidato da Guido De Marchi dell’European Space Research and Technology Centre dell’ESA ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb dell’ammasso NGC 346, nella Piccola Nube di Magellano. Quella regione è caratterizzata da una quantità limitata di elementi più pesanti di idrogeno ed elio, proprio come l’universo primordiale. Questo studio conferma che in quelle condizioni i dischi protoplanetari possono durare molto più a lungo di quanto pensassero gli astronomi.

Gruppo di galassie osservate dal telescopie spaziale James Webb (Immagine NASA, ESA, CSA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di una nuova misurazione della velocità di espansione dell’universo ottenuta usando osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb che conferma i precedenti risultati ottenuti con Hubble. Un team di ricercatori guidato da Adam Riess, che sta indagando da anni sull’espansione dell’universo, ha verificato che la cosiddetta tensione di Hubble, come viene chiamata la discrepanza tra diverse misurazioni, non fosse dovuta a limiti del telescopio spaziale Hubble. Secondo Riess, questo risultato conferma che i nostri modelli cosmologici sono incompleti e ci potrebbe essere qualcosa che ancora non capiamo dell’universo.

Concetto artistico dell'esopianeta TOI-3261 b investito dal vento stellare (Immagine NASA/JPL-Caltech/K. Miller (Caltech/IPAC))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta l’identificazione dell’esopianeta TOI-3261 b, un nettuniano ultracaldo molto vicino alla sua stella, uno dei pochissimi pianeti di quel tipo conosciuti. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale TESS della NASA e rilevazioni ottenute con gli strumenti ESPRESSO e HARPS per confermare la sua esistenza e ottenere informazioni sulle sue caratteristiche. TOI-3261 b orbita in quello che è conosciuto come il deserto nettuniano proprio perché è in un’area dove è molto raro trovare pianeti di tipo nettuniano. Per questo motivo, aiuterà a capire l’evoluzione di certi tipi di pianeti.