Concetto artistico di PSR J0348+0432 e della sua compagna (Immagine ESO/L. Calçada)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive il calcolo della massa più elevata che può raggiungere una stella di neutroni. Un team di astrofisici dell’Università Goethe di Francoforte ha sfruttato quelli che sono considerati rapporti universali tra stelle di quel tipo e dati raccolti nell’evento di fusione di due stelle di neutroni osservato sia alle onde gravitazionali che alle onde elettromagnetiche per stabilire che una stella di neutroni non rotante non può superare le 2,16 masse solari.

Le galassie SDSS J1354+1327 e SDSS J1354+1328 (Immagine NASA , ESA, and J. Comerford (University of Colorado-Boulder))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive l’osservazione di due eventi consistenti in un buco nero supermassiccio che ha ingoiato grandi quantità di gas per poi emetterne una parte sotto forma di getti ad altissima energia. Un team di astronomi guidati da Julie Comerford dell’Università del Colorado a Boulder ha usato osservazioni compiute con vari telescopi per catturare quest’attività ripetuta al centro di una galassia conosciuta come SDSS J1354+1327 o semplicemente J1354.

Le galassie osservate da ALMA nel cielo osservato da Hubble (Immagine Hubble (NASA/ESA), ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), P. Oesch (University of Geneva) and R. Smit (University of Cambridge))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la prima osservazione del movimento del gas all’interno di due piccole galassie neonate distanti circa 13 miliardi di anni luce dalla Terra. Un team guidato dall’astronoma olandese Renske Smit al Kavli Institute of Cosmology presso l’Università britannica di Cambridge ha usato il radiotelescopio ALMA per rilevare i processi in atto in quelle galassie primordiali, verificando che il gas si muove in modo simile a galassie come la Via Lattea. Questi risultati sono stati presentati anche al 231° congresso della American Astronomical Society, che si è tenuto nel corso di questa settimana.

Pendenza di un ghiacciaio in blu nella vista colorata (Immagine NASA/JPL-Caltech/UA/USGS)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive la scoperta di otto aree sul pianeta Marte in cui l’erosione del suolo ha rivelato la presenza di grandi ghiacciai. Un team di ricercatori ha localizzato e studiato le aree grazie alla macchina fotografica High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE) della sonda spaziale Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA. Le scarpate generate dall’erosione offrono nuove informazioni sulla struttura stratificata di quei ghiacciai e di conseguenza della storia climatica del pianeta rosso.