Galassie

Blog che parlano di galassie, singole o in ammassi

La galassia NGC 253 e le molecole scoperte (Immagine ESO/J. Emerson/VISTA, ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Ando et al. Acknowledgment: Cambridge Astronomical Survey Unit)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive l’individuazione di 8 nubi molecolari all’interno della galassia NGC 253 in cui sono state individuate 19 diverse molecole complesse. Un team di ricercatori guidato da Ryo Ando dell’Università di Tokyo ha usato il radiotelescopio ALMA per rilevare le “firme” di molecole tra cui tioformaldeide, metanolo, acido acetico, cianuro di idrogeno, propino e altre molecole organiche, la prima rilevazione del genere al di fuori della Via Lattea.

La galassia NGC 4490 (Immagine ESA/Hubble, NASA)

Un’immagine della galassia NGC 4490 catturata dal telescopio spaziale Hubble ne mostra nei dettagli la forma distorta. Ciò è la conseguenza di uno scontro con la più piccola galassia NGC 4485, che milioni di anni fa è passata attraverso la vicina più grande. Probabilmente si tratta solo dell’inizio della fusione tra le due galassie ma per ora questo scontro ha creato tra le altre cose le condizioni per la formazione di nuove stelle all’interno di NGC 4490.

La galassia NGC 1068 e il suo nucleo galattico attivo (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive una ricerca sul rapporto tra nuclei galattici attivi e le galassie che li ospitano. Cristina Ramos Almeida dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie e Claudio Ricci dell’Istituto di Astronomia dell’Università Cattolica del Cile hanno usato dati raccolti da vari telescopi spaziali e al suolo per capire l’effetto di quell’attività, chiamata in gergo feedback AGN, che può manifestarsi in modi diversi, favorendo o inibendo la formazione stellare nelle loro galassie.

La galassia "Cosmic Eyelash" vista da ALMA (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/E. Falgarone et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la prima rilevazione nell’universo lontano della molecola dell’idruro di carbonio, o CH+. Un team duidato da Edith Falgarone dell’Ecole Normale Supérieure and Observatoire de Paris, in Francia, ha usato il radiotelescopio ALMA per scoprire quel gas freddo e turbolento in galassie del tipo starburst come SMM J2135-0102, soprannominata “ciglia cosmiche” (in inglese “Cosmic Eyelash”). Questa scoperta potrà aiutare a capire meglio i meccanismi di crescita delle galassie e dei periodi di rapida formazione stellare.

Schema del funzionamento della rilevazione del campo gravitazionale di una galassia (Immagine Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF; NASA, Hubble Heritage Team, (STScI/AURA), ESA, S. Beckwith (STScI). Additional Processing: Robert Gendler)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive la misurazione del campo magnetico di una galassia distante quasi 5 miliardi di anni luce dalla Terra, la più distante di cui sia stata fatta una simile rilevazione. Un team di ricercatori ha usato il Very Large Array (VLA) per rilevarlo non direttamente bensì grazie a una sorta di impronta magnetica chiamata effetto Faraday arrivato fino alla Terra grazie alla luce proveniente da una quasar che a noi appare posizionata dietro la galassia studiata.