Galassie

Blog che parlano di galassie, singole o in ammassi

La galassia "Cosmic Eyelash" vista da ALMA (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/E. Falgarone et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la prima rilevazione nell’universo lontano della molecola dell’idruro di carbonio, o CH+. Un team duidato da Edith Falgarone dell’Ecole Normale Supérieure and Observatoire de Paris, in Francia, ha usato il radiotelescopio ALMA per scoprire quel gas freddo e turbolento in galassie del tipo starburst come SMM J2135-0102, soprannominata “ciglia cosmiche” (in inglese “Cosmic Eyelash”). Questa scoperta potrà aiutare a capire meglio i meccanismi di crescita delle galassie e dei periodi di rapida formazione stellare.

Schema del funzionamento della rilevazione del campo gravitazionale di una galassia (Immagine Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF; NASA, Hubble Heritage Team, (STScI/AURA), ESA, S. Beckwith (STScI). Additional Processing: Robert Gendler)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive la misurazione del campo magnetico di una galassia distante quasi 5 miliardi di anni luce dalla Terra, la più distante di cui sia stata fatta una simile rilevazione. Un team di ricercatori ha usato il Very Large Array (VLA) per rilevarlo non direttamente bensì grazie a una sorta di impronta magnetica chiamata effetto Faraday arrivato fino alla Terra grazie alla luce proveniente da una quasar che a noi appare posizionata dietro la galassia studiata.

La galassia medusa JO204 (Immagine ESO/GASP collaboration)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca che mostra una nuova funzione dei “tentacoli” delle cosiddette galassie medusa. Un team internazionale di astronomi guidato da Bianca Poggianti dell’INAF di Padova ha utilizzato le osservazioni effettuate nel corso del programma GASP dell’ESO con lo strumento MUSE del Very Large Telescope (VLT) scoprendo che il meccanismo che genera quei tentacoli è lo stesso che alimenta i buchi neri supermassicci al centro di quelle galassie.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive una ricerca che ha riguardato 16 tra i quasar più luminosi conosciuti. Un team di ricercatori guidati dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ha esaminato in particolare le emissioni agli infrarossi di quei quasar per individuare e giovani stelle calde nelle galassie che li ospitano concludendo che se ne formano davvero moltissime, a un ritmo fino a 4.000 volte più elevato rispetto alla Via Lattea.

Rappresentazione artistica della galassia starburst oscurata WISE J224607.57-052635.0 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca che suggerisce che nelle galassie primordiali del tipo chiamato starburst oscurate, perché la polvere ne filtra la luce, l’attività di formazione stellare può essere inibita dalla presenza di un quasar. Un team di astronomi dell’Università dell’Iowa ha usato il radiotelescopio ALMA per localizzare i quasar e successivamente altri telescopi per osservarli a varie lunghezze d’onda.