Pianeti

Blog che parlano di pianet

Concetto artistico della zona chiamata ENDTRANZ, colorata in rosso, parte di un sistema stellare in fase di formazione

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di uno studio che ha identificato una parte importante del processo di formazione planetaria. Un team di ricercatori guidato da Indrani Das dell’Academia Sinica Institute of Astronomy and Astrophysics (ASIAA) ha trovato una zona di transizione dove il gas diventa parte di un disco in cui si formano pianeti usando il radiotelescopio ALMA. Questa zona è stata chiamata ENDTRANZ (Envelope Disk Transition Zone) e l’ha individuata attorno alla protostella L1527 IRS.

Un grafico con la zona abitabile conservativa illustrata dalla fascia arancione ed ellissi che illustrano la fascia abitabile estesa proposta da questo studio.

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di uno studio sulla zona abitabile che va oltre quella chiamata conservativa perché basata su premesse rigide. L’astrofisico Amri Wandel dell’Università ebraica di Gerusalemme si è concentrato sull’esame delle condizioni esistenti in sistemi di stelle di piccola massa, le nane arancioni, di classe K, e le nane rosse, di classe M. Lo studio ha considerato in particolare i pianeti in rotazione sincrona con le loro stelle.

Amri Wandel ha condotto un’analisi condotta utilizzando modelli climatici in cui viene considerato il trasporto globale del calore, dell’effetto serra e dell’albedo. Tutto ciò l’ha portato a concludere che queste stelle possono ospitare pianeti potenzialmente abitabili da forme di vita simili a quelle terrestri che orbitano fuori dalla zona abitabile conservativa.

Concetto artistico dell'esopianeta PSR J2322-2650b e della pulsar (Immagine NASA, ESA, CSA, Ralf Crawford (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati dello studio di un esopianeta gigante gassoso catalogato come PSR J2322-2650b che ha un’atmosfera totalmente fuori dal normale composta soprattutto da elio e carbonio. Un team di ricercatori ha utilizzato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per studiare l’atmosfera di questo esopianeta con una massa simile a quella di Giove distante dalla sua stella solo un centesimo della Terra dal Sole. La stella è una pulsar e ciò aggiunge un ulteriore elemento fuori dal normale a quel sistema. PSR J2322-2650b non può essere spiegato dagli attuali modelli di formazione planetaria.

Alcune viste della roccia Cheyava Falls con i risultati spettroscopici (d) dell'esame do campioni dell'area

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta i risultati dell’analisi dei dati raccolti dal Mars Rover Perseverance della NASA sulla roccia soprannominata Cheyava Falls. Perseverance l’aveva trovata nel 2024 nella Neretva Vallis nel corso del suo viaggio nel cratere Jezero su Marte. Da subito quella roccia aveva suscitato grande interesse perché contiene firme chimiche e strutture che potrebbero essere state generate da antiche forme di vita marziane.

Un team di ricercatori ha confermato i risultati interessanti presentati l’anno scorso e ha concluso che si tratta di potenziali firme biologiche. Ciò significa che costituiscono indizi della possibile presenza di forme di vita marziane nel passato ma servono ulteriori studi per avere risposte certe. Infatti, la presenza di composti organici e minerali ferrosi come vivianite e greigite potrebbe essere dovuta anche a reazioni abiotiche.

A sinistra il sistema di Alpha Centauri visto dal telescopio spaziale James Webb, al centro un particolare delle due stelle principali e a destra un ulteriore ingrandimento che indica il candidato esopianeta indicato come S1.

Due articoli accettati per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riportano diversi aspetti dello studio che ha portato alla possibile scoperta di un pianeta gigante gassoso orbitante attorno alla stella Alpha Centauri A. Vari astronomi hanno usato osservazioni condotte con lo strumento MIRI del telescopio spaziale James Webb per trovare una fonte luminosa le cui caratteristiche la rendono un candidato esopianeta. Le informazioni raccolte suggeriscono che si possa trattare di un pianeta gassoso con dimensioni simili a quelle di Giove anche se la massa potrebbe essere vicina a quella di Saturno. Se confermato, sarebbe l’esopianeta più vicino che orbita attorno a una stella simile al Sole nell’area abitabile del suo sistema.