Massimo Luciani

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La posizione dei tre buchi neri stellari scoperti finora nella Via Lattea, rappresentata in proiezione, grazie alla missione Gaia.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy and Astrophysics Letters” riporta l’identificazione di un buco nero stellare con una massa stimata in circa 33 volte quella del Sole che è stato catalogato come Gaia BH3. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA per trovare questo buco nero nell’alone della Via Lattea, a meno di duemila anni luce dalla Terra. La sua massa è notevole per un buco nero stellare e ha una compagna, una stella molto antica dato che la sua età è stimata in circa 11 miliardi di anni.

Rappresentazione artistica del lampo gamma GRB221009A con i getti relativistici provenienti dal buco nero al centro (Immagine cortesia Aaron M. Geller / Northwestern / CIERA / IT Research Computing and Data Services)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sul lampo gamma catalogato come GRB221009A, il più brillante mai rilevato, che conferma che è stato causato dal collasso di una stella massiccia, che successivamente è esplosa in una supernova. Un team di ricercatori guidati dalla Northwestern University ha usato dati raccolti con il telescopio spaziale James Webb e con il radiotelescopio ALMA per ottenere le informazioni necessarie a supportare le loro conclusioni. Rimane il mistero dell’assenza di tracce della generazione di elementi pesanti come platino e oro, che pensavano potessero essere associati a supernove che portano a lampi gamma molto potenti.

La nebulosa NGC 6164/6165 che circonda il sistema HD 148937 vista dal VLT Survey Telescope (Immagine ESO/VPHAS+ team. Acknowledgement: CASU)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta uno studio sul sistema HD 148937, un sistema binario circondato da una doppia nebulosa conosciuta come NGC 6164/6165. Un team di ricercatori ha usato gli strumenti PIONIER e GRAVITY montati sull’interferometro del VLT (VLTI) dell’ESO in Cile e dati dell’archivio dello strumento FEROS all’Osservatorio di La Silla, anch’esso dell’ESO in Cile, per raccogliere i dati necessari a concludere che in origine si trattava almeno di un sistema triplo e a un certo punto due delle stelle si sono fuse. Si è trattato di un evento violento che ha creato la nube di materiali attorno al sistema.

La navicella spaziale Soyuz MS-24 circondata dal personale di supporto (Immagine NASA TV)

Poco fa i cosmonauti Oleg Novitsky e Marina Vasilevskaya e l’astronauta Loral O’Hara sono tornati sulla Terra sulla navicella spaziale Soyuz MS-24, atterrata in Kazakistan. Novitsky ha completato una missione di un anno sulla Stazione Spaziale Internazionale, Vasilevskaya era una visitatrice che è rimasta sulla Stazione per pochi giorni mentre O’Hara ha trascorso un po più di 6 mesi sulla Stazione.

La galassia M82 nella vista di Hubble sulla sinistra e l'area di intensissima formazione stellare vista da Webb sulla destra

Un articolo sottoposto per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio dell’eccezionale ritmo di formazione stellare nella galassia M82. Un team di ricercatori guidato da Alberto Bolatto dell’Università del Maryland a College Park, ha usato il telescopio spaziale James Webb per mappare i potenti venti galattici che espellono vaste quantità di gas a causa della formazione stellare e di esplosioni di supernove.

Lo strumento NIRCam è quello usato in particolare per tracciare l’origine di quell’attività fino a densi ammassi stellari nel disco galattico. Questo nuovo studio di M82 offre progressi nella comprensione della formazione stellare e di come quest’attività stia influenzando la galassia.