Massimo Luciani

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Un'immagine d'archivio della galassia WISEA J014656.04-152214.7 e della posizione dell'evento TDE 2025abcr (sopra) e la stessa area fotografata il 14 dicembre 2025 con l'evento di distruzione mareale visibile nel cerchietto blu.

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta di un buco nero supermassiccio nella periferia della galassia WISEA J014656.04-152214.7, che lo ospita, a circa 30.000 anni luce dal suo centro. Un team di ricercatori ne ha trovato le tracce grazie a un cosiddetto evento di distruzione mareale catalogato come TDE 2025abcr. Rilevato per la prima volta dalla ZTF (Zwicky Transient Facility), anche grazie a un nuovo algoritmo di intelligenza artificiale, l’evento è stato confermato e studiato per alcuni mesi in varie bande elettromagnetiche usando vari strumenti. Questa scoperta conferma la teoria per cui possono esistere buchi neri supermassicci erranti molto distanti dal centro di una galassia, dove risiedono normalmente.

Da destra: Orione, Betelgeuse e un dettaglio della candidata Betelgeuse B (Immagine ESO/M. Montargès et al. Background: N. Rissinger (skysurvey.org))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” offre la prova migliore dell’esistenza di una compagna della stella Betelgeuse. Un team di ricercatori guidato da Miguel Montargès dell’Osservatorio di Parigi – PSL ha usato lo strumento SPHERE, e in particolare il polarimetro ZIMPOL integrato in esso, montato sul VLT in Cile per catturare l’immagine diretta di quella che sembra proprio una stella vicina a Betelgeuse. Sarà necessario ottenere osservazioni indipendenti per confermare l’esistenza della candidata Betelgeuse B. Questo studio suggerisce che si tratti di una stella con una massa tra 2,6 e 3,1 volte quella del Sole.

La capsula della navicella spaziale Soyuz MS-28 circondata dal personale di supporto (Immagine NASA+)

Poco fa i cosmonauti Sergey Kud‑Sverchkov e Sergei Mikaev e l’astronauta Chris Williams sono tornati sulla Terra sulla navicella spaziale Soyuz MS-28, atterrata in Kazakistan. Avevano raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale il 27 novembre 2025 all’interno della normale rotazione dell’equipaggio. La capsula è atterrata su un fianco, un evento che può avvenire a causa delle condizioni del rientro, ma i membri dell’equipaggio non hanno sofferto alcuna conseguenza.

Starship 40 decolla sul Super Heavy 20 (Immagine cortesia SpaceX)

Nella notte italiana SpaceX ha condotto un nuovo test di volo dei prototipi del suo razzo Super Heavy e della Starship, lanciati dalla base di Boca Chica, in Texas. Si tratta del tredicesimo test che ha visto l’intero sistema dell’azienda di Elon Musk che dovrebbe rivoluzionare i viaggi spaziali con una capacità di trasporto senza precedenti ed essendo totalmente riutilizzabile. Sono prototipi avanzati con il Super Heavy identificato come Booster 20 e la Starship identificata come Starship 40 o Ship40 o semplicemente S40. Era il secondo test dei veicoli nella versione chiamata Block 3.

La galassia Sextans A. Nel riquadro, in verde, idrocarburi policiclici aromatici (Immagine NASA, ESA, CSA, Elizabeth Tarantino (STScI), Martha Boyer (STScI), Julia Roman-Duval (STScI); Image Processing: Alyssa Pagan (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di uno studio sulla polvere generata da stelle giganti rosse verso la fine della loro vita in condizioni simili a quelle esistenti nelle prime galassie dell’universo. Un team di ricercatori guidato da Claudio Gavetti dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) e dell’Università degli Studi Roma Tre ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per studiare la galassia nana Sextans A, dove l’ambiente è molto povero di metalli. Osservazioni di qualità impensabile nel passato hanno permesso di capire come queste stelle producano polvere cosmica in ambienti simili a quelli dell’universo primordiale.