Buchi neri

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Le galassie Abell 478 e NGC 5044 viste ai raggi X dall'Osservatorio Chandra con i dati rilevati alle onde radio del radiotelescopio VLBA (Very Large Baseline Array) ingranditi nei riquadri

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio di buchi neri supermassicci che emettono getti di energia che mirano a direzioni diverse nel corso del tempo. Un team di ricercatori guidato da Francesco Ubertosi dell’Università di Bologna che include anche anche altri ricercatori italiani dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) e dell’Università di Bologna ha combinato osservazioni condotte con l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA e con il radiotelescopio VLBA per esaminare 16 galassie scoprendo che circa un terzo dei loro buchi neri supermassicci emette getti che hanno cambiato direzione in modo significativi entro gli ultimi 10 milioni di anni. Per questo tipo di emissione sono stati paragonati alla Morte Nera.

Una regione vicina al centro della Via Lattea

Un articolo pubbicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati di osservazioni di una struttura analoga a un camino che funziona come una sorta di sfiato da cui fuoriesce gas caldo che arriva da Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Un team di ricercatori che include Gabriele Ponti dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Brera ha combinato osservazioni condotte ai raggi X con l’Osservatorio Chandra della NASA e alle onde radio con il radiotelescopio MeerKAT per individuare quello sfiato, che si trova a circa 700 anni luce dal centro della Via Lattea. Ciò aiuta a ricostruire i processi in cui Sagittarius A* inghiotte materiali e ne riemette una parte.

La posizione del sistema ZS7 in passate osservazioni

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta le prove della fusione di due buchi neri supermassicci in atto in una coppia di galassie catalogata come ZS7 nell’universo primordiale. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per ottenere le immagini di quest’evento che vediamo com’era in atto quando l’universo aveva circa 740 milioni di anni ed era quindi molto giovane in termini astronomici. Si tratta della coppia di buchi neri in fase di fusione più lontana scoperta finora e potrebbe offrire informazioni preziose per capire come questi oggetti estremi crescessero così rapidamente.

Il quasar J0148+0600

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di osservazioni di quasar primordiali che indicano che i buchi neri supermassicci si formano da “semi” che sono molto massicci e crescono rapidamente. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb all’interno del progetto EIGER per rilevare la fioca luce delle stelle che circondano tre di quei quasar. Quest’impresa offre la possibilità di ottenere molte più informazioni che permettono di stimare la massa delle galassie e dei buchi neri supermassicci centrali.

Le stime ottenute riguardo alle tre galassie al centro di questo studio indicano che i buchi neri supermassicci primordiali erano molto più massicci di quelli odierni rispetto alle galassie che li ospitano. Secondo la ricostruzione dei ricercatori, i quasar primordiali alimentati dai buchi neri hanno inghiottito materiali a velocità enormi passando da semi iniziali a buchi neri supermassicci.

Un'osservazione spettroscopica condotta con lo strumento Near Infrared Spectrograph (NIRSpec) del telescopio spaziale James Webb della galassia Cosmos-11142 centrata sulla linea di emissione dell'ossigeno doppiamente ionizzato

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta l’osservazione di venti fortissimi provenienti dal buco nero supermassiccio al centro della galassia Cosmos-11142 che hanno inibito la formazione stellare al suo interno. Un team di ricercatori guidato dal professor Sirio Belli dell’Università di Bologna ha usato il telescopio spaziale James Webb per rilevare il movimento di gas neutro freddo spinto a una velocità tale da spazzare via il gas nella galassia e quindi a impedire la formazione di nuove stelle. Si tratta della prima prova di come un buco nero supermassiccio può avere quell’effetto su una galassia.