Buchi neri

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V404 Cygni durante il periodo esplosivo (Immagine Andrew Beardmore (Univ. of Leicester) and NASA/Swift)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive una misurazione precisa del campo magnetico della corona del buco nero V404 Cygni. Un team di ricercatori ha utilizzato i dati raccolti nel 2015 durante una violenta esplosione di energia legata all’emissione di getti dal buco nero rilevati a molte lunghezze d’onda usando vari telescopi spaziali e al suolo. Il risultato di questa misurazione è stato molto sorprendente, essendo circa 400 volte inferiore alle stime precedenti.

Il quasar J1342+0928 (Immagine cortesia Mpia / Venemans et al.)

Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters”, descrivono aspetti diversi di una ricerca che ha portato alla scoperta del più antico buco nero supermassiccio conosciuto. Secondo una stima si è formato circa 690 milioni di anni dopo il Big Bang ed è difficile spiegare come abbia fatto a raggiungere una massa 800 milioni di volte quella del Sole. Etichettato come Ulas J134208.10+092838.61 o più semplicemente come J1342+0928, potrebbe essersi formato durante il cosiddetto periodo della reionizzazione.

Le protostelle individuate da ALMA (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Yusef-Zadeh et al.; B. Saxton (NRAO/AUI/NSF))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” descrive la scoperta di protostelle vicine al centro della Via Lattea, vicino al buco nero supermassiccio conosciuto come Sagittarius A* (o Sgr A*). Un team di astronomi ha fatto questa scoperta usando il radiotelescopio ALMA, un risultato sorprendente perché le condizioni in quell’area erano considerate troppo ostili a causa delle maree gravitazionali causate da Sgr A* e delle intense emissioni elettromagnetiche provenienti dall’anello di gas e polveri riscaldati attorno a esso.

Una delle possibili coppie di buchi neri supermassicci

Due articoli, uno recentemente accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” e uno pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” (MRAS), descrivono altrettante ricerche su coppie di buchi neri supermassicci. In totale, cinque candidati potrebbero costituire altrettante coppie di buchi neri con masse milioni di volte quella del Sole al centro di galassie. In un momento in cui le ricerche sulle onde gravitazionali hanno ottenuto risultati storici, fonti molto potenti potrebbero essere molto utili per nuovi studi.

La galassia NGC 1068 e il suo nucleo galattico attivo (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive una ricerca sul rapporto tra nuclei galattici attivi e le galassie che li ospitano. Cristina Ramos Almeida dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie e Claudio Ricci dell’Istituto di Astronomia dell’Università Cattolica del Cile hanno usato dati raccolti da vari telescopi spaziali e al suolo per capire l’effetto di quell’attività, chiamata in gergo feedback AGN, che può manifestarsi in modi diversi, favorendo o inibendo la formazione stellare nelle loro galassie.