Buchi neri

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La galassia NGC 6240 (Immagine NASA, ESA, the Hubble Heritage (STScI/AURA)-ESA/Hubble Collaboration, and A. Evans (University of Virginia, Charlottesville/NRAO/Stony Brook University))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sulle formazioni simili alle ali di una farfalla nella galassia NGC 6240. Un team di ricercatori dell’Università del Colorado a Boulder ha combinato osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Hubble, il VLT in Cile e l’Apache Point Observatory in New Mexico per studiare quella galassia concludendo che quelle formazioni particolari sono generate da diverse forze, in un caso da una coppia di buchi neri supermassicci.

Immagine di simulazione con una coppia di buchi neri (Immagine cortesia Northwestern Visualization/Carl Rodriguez)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Physical Review Letters” descrive le simulazioni dell’evoluzione di ammassi globulari del tipo comunemente presente nelle galassie per valutare le possibilità di fusioni tra buchi neri. Un team guidato dall’astrofisico Carl Rodriguez del MIT ha usato il supercomputer Quest della Northwestern University per simulare 24 ammassi con diverse caratteristiche calcolando anche gli effetti relativistici concludendo che possono avvenire fusioni in serie formando buchi neri più massicci di quelli stellari.

Il campo magnetico al centro della Via Lattea (Immagine E. Lopez-Rodriguez / NASA Ames / University of Texas at San Antonio)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive la mappatura dettagliata del campo magnetico attorno a Sagittarius A*, noto anche semplicemente come Sgr A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Un team di ricercatori ha usato la telecamera ad infrarossi CanariCam installata sul Gran Telescopio Canarias per ottenere i dati necessari a riprodurre le linee magnetiche di gas e polvere che orbitano attorno al centro della galassia. La struttura delle linee magnetiche dà al risultato uno stile che ricorda i dipinti di Vincent Van Gogh.

Emissioni rilevate in WISE1029 (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Toba et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca sui flussi di gas provenienti dal centro di una galassia attiva. Un team di astronomi ha utilizzato il radiotelescopio ALMA per cercare di osservare deflussi di gas fortemente ionizzato causati dal buco nero supermassiccio al centro di una galassia oscurata da polvere conosciuta come WISE1029+0501 o semplicemente WISE1029 ottenendo risultati sorprendenti. Hanno infatti rilevato la “firma” di monossido di carbonio associato al disco galattico ma hanno anche scoperto che il gas di monossido di carbonio nella galassia non è influenzato dal deflusso di quello fortemente ionizzato lanciato dal centro galattico, contraddicendo i modelli che sembravano più plausibili.

Buchi neri supermassicci nel Chandra Deep Field South (Immagine NASA/CXC/Penn. State/G. Yang et al and NASA/CXC/ICE/M. Mezcua et al.; Optical: NASA/STScI; Illustration: NASA/CXC/A. Jubett)

Due articoli in fase di pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrivono due ricerche sulla connessione tra lo sviluppo dei buchi neri supermassicci e le galassie che li ospitano. Due team distinti hanno utilizzato osservazioni raccolte dall’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA e altri telescopi concludendo che i buchi neri supermassicci crescono più rapidamente di quanto nuove stelle si formino nelle galassie che li ospitano. Ciò contraddice modelli precedenti che suggerivano una crescita proporzionale alla formazione stellare nelle galassie.