La galassia NGC 4845 contiene un buco nero supermassiccio e super-affamato

La galassia NGC 4845 fotografata dal telescopio spaziale Hubble (Immagine ESA/Hubble & NASA and S. Smartt (Queen's University Belfast))
La galassia NGC 4845 fotografata dal telescopio spaziale Hubble (Immagine ESA/Hubble & NASA and S. Smartt (Queen’s University Belfast))

Il telescopio spaziale Hubble ha scattato una fotografia della galassia NGC 4845. Al suo centro, essa contiene un buco nero supermassiccio, un fatto oggi ritenuto normale ma che può essere rilevato solo in maniera indiretta, tramite gli effetti gravitazionali sulle stelle vicine al nucleo galattico. Durante le osservazioni, ha manifestato un notevole appetito visto che nel 2013 ha inghiottito in poco tempo una massa molte volte superiore a quella del pianeta Giove.

La galassia NGC 4845, conosciuta anche con le sigle UGC 08087, LEDA 44392, 2MASX J12580124+0134320 o NGC 4910, è distante oltre 65 milioni di anni luce. Si tratta di una galassia a spirale scoperta da William Herschel nel 1786. Non è nulla di eccezionale ma è diventata un interessante oggetto di studi in seguito all’attività del buco nero supermassiccio al suo centro.

Come la galassia che lo ospita, anche il suo buco nero supermassiccio non sembra nulla di speciale. Ha una massa stimata in circa trecentomila masse solari ma quello al centro della Via Lattea, conosciuto come Sagittarius A*, ha una massa stimata attorno ai quattro milioni di masse solari. A causa della distanza della galassia NGC 4845, sarebbe diventato uno dei tanti oggetti studiati tutto sommato superficialmente se non avesse mostrato un’attività particolarmente elevata.

In particolare, all’inizio dell’aprile 2013 venne annunciato che il telescopio spaziale INTEGRAL (INTErnational Gamma-Ray Astrophysics Laboratory) dell’ESA aveva individuato un’eruzione proveniente dal buco nero supermassiccio della galassia NGC 4845. L’evento era stato successivamente osservato con il telescopio spaziale XMM-Newton dell’ESA e anche dalla Stazione Spaziale Internazionale usando la macchina fotografica sperimentale giapponese MAXI (Monitor of All-sky X-ray Image).

Mettendo assieme i vari dati, venne stabilito che le emissioni di raggi X e raggi gamma provenivano da materiali attorno al buco nero supermassiccio che appartenevano a un oggetto fatto a pezzi e inghiottito. La stima della massa finita nel buco nero è molto approssimativa dato che va dalle 14 alle 30 volte quella di Giove. Si trattava quindi di un pianeta supergioviano oppure di una nana bruna, un oggetto al limite tra il pianeta e la stella.

Eventi così violenti non sono molto frequenti ma nel novembre 2015 è stato pubblicato uno studio su uno di essi, chiamato ASASSN-14li, che ha causato addirittura la distruzione di una stella. Grazie all’evento scoperto nella galassia NGC 4845 c’è stata maggior attenzione su di essa e ora possiamo vedere un’altra delle magnifiche fotografie scattate dalla Wide Field Planetary Camera 2 (WFPC2) del telescopio spaziale Hubble. Questi studi sono anche utili per capire meglio l’influenza dei buchi neri supermassicci sui nuclei delle galassie che li ospitano.

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