Forse i super-brillamenti solari hanno contribuito alla nascita della vita sulla Terra

Rappresentazione di un super-brillamento solare (Immagine NASA's Goddard Space Flight Center, Greenbelt, Md.)
Rappresentazione di un super-brillamento solare (Immagine NASA’s Goddard Space Flight Center, Greenbelt, Md.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” descrive una ricerca sul rapporto tra le super-eruzioni solari di alcuni miliardi di anni fa e la nascita di forme di vita sulla Terra. Secondo un team di scienziati della NASA guidati da Vladimir Airapetian quelle gigantesche tempeste fornirono l’energia necessaria a scaldare la Terra e a far avvenire alcune reazioni chimiche necessarie a formare molecole complesse come RNA e DNA su cui è basata la vita.

Il Sole è diventato più brillante con il passare del tempo e quando esso e la Terra erano giovani il pianeta riceveva circa il 70% dell’energia solare che riceve oggi. Quando questa caratteristica del giovane Sole venne scoperta creò un problema perché in quelle condizioni la Terra doveva essere una palla di neve mentre ci sono prove geologiche del fatto che l’acqua era allo stato liquido.

Quest’apparente incongruenza è chiamata paradosso del Sole giovane debole e questa nuova ricerca potrebbe risolverlo. La chiave per trovare la soluzione è stata studiare stelle simili al Sole per capirne la storia. I dati necessari sono arrivati dall’archivio delle osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Kepler della NASA. Tra le stelle osservate ce ne sono alcune simili al Sole ma con un età di pochi milioni di anni.

I dati raccolti da Kepler mostra che in queste giovani stelle emissioni di massa coronale particolarmente intense sono comuni. Questi fenomeni particolarmente violenti, chiamati in gergo super-brillamenti (in inglese superflare), oggi sono rari sul Sole, nell’ordine di circa uno al secolo. I dati di Kepler mostrano che sulle stelle giovani ci sono fino a dieci super-brillamenti al giorno.

Per capire quali fossero le condizioni in quell’epoca remota bisogna tenere presente il fatto che anche la Terra era molto diversa. L’atmosfera del pianeta era costituita per circa il 90% da molecole di azoto (N2) che venivano spezzate dalle particelle cariche di energia provenienti dal Sole.

Questo fenomeno avveniva perché il campo magnetico terrestre allora era più debole rispetto a oggi perciò molte più particelle provenienti dal sole potevano penetrarlo. La conseguenza era che gli atomi di azoto potevano a loro volta spezzare le molecole di anidride carbonica e combinarsi con l’ossigeno liberato. Il protossido di azoto generato era un gas serra molto più potente dell’anidride carbonica e permetteva di trattenere molto più calore nell’atmosfera terrestre.

In questo processo veniva creato anche acido cianidrico che forse fornì azoto per la formazione di molecole organiche come gli amminoacidi. Di conseguenza, è possibile che l’energia proveniente dai super-brillamenti solari contribuì in vari modi a creare le condizioni adatte allo sviluppo della vita sulla Terra. Questo studio ha coinvolto scienziati che lavorano in vari campi e contribuirà a capire meglio le origini della vita sulla Terra ma anche la ricerca di altri pianeti che potrebbero ospitare forme di vita simili alla nostra.

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