
Sono ben sei gli articoli pubblicati sulla rivista “Science” che descrivono altrettante ricerche riguardanti il pianeta nano Cerere. Utilizzando i dati raccolti dalla sonda spaziale Dawn della NASA, vari gruppi internazionali di ricercatori hanno esaminato diversi aspetti dell’attività geologica esistita fino al passato recente fino a una temporanea atmosfera.
Chris Russell, il principale investigatore della missione Dawn, ha guidato il team che ha scoperto che Cerere potrebbe avere un’atmosfera, per quanto tenue e temporanea. L’analisi dei dati raccolti dallo strumento GRaND (Gamma Ray and Neutron Detector) ha mostrato che per circa sei giorni gli elettroni del vento solare sono stati accelerati a energie molto elevate. Questo fenomeno potrebbe essere provocato dall’interazione tra le particelle energetiche del vento solare e le molecole dell’atmosfera di Cerere.
Ottaviano Ruesch, del Goddard Space Flight Center della NASA ha guidato il team che ha studiato Ahuna Mons, una montagna di Cerere. Era già stato ipotizzato che si trattasse di un criovulcano e ciò è stato confermato da questa nuova ricerca. Gli scienziati hanno confrontato questa montagna con modelli di formazione di cupole vulcaniche, mappe tridimensionali ed elementi geologici di altri luoghi del sistema solare. Il risultato è che Ahuna Mons è molto probabilmente un criovulcano che erutta un liquido composto da acqua mista ad altri materiali invece di lava e si è formato in un’epoca recente dal punto di vista geologico.
Jean-Philippe Combe del Bear Fight Institute di Winthrop ha guidato il team che ha studiato il cratere Oxo, uno dei più interessanti e brillanti di Cerere. Questa ricerca conferma la presenza di ghiaccio d’acqua nel cratere Oxo, un fatto intrigante perché ci si aspettava che il ghiaccio sulla superficie del pianeta nano fosse instabile tranne che ai poli. Le rilevazioni dello strumento VIR indicano la presenza d’acqua, quindi ghiaccio o materiali idrati. Alle condizioni esistenti attualmente il ghiaccio d’acqua può durare sulla superficie solo per qualche decina d’anni alle latitudini del cratere Oxo perciò quello trovato dev’essere emerso o si dev’essere formato recentemente.
Harald Hiesinger dell’Università di Münster, in Germania, ha diretto il team che ha analizzato i crateri da impatto esistenti su Cerere. Ciò ha permesso di capire meglio com’è fatta la crosta del pianeta nano: ci si aspettava che fosse ghiacciata ma la varietà nella sua morfologia indica un misto di ghiaccio e roccia. La distribuzione eterogenea dei crateri è una conseguenza di una composizione variabile nelle diverse aree e suggerisce una complessa evoluzione geologica di Cerere.
Debra Buczkowski, della Johns Hopkins University ha diretto il team che ha analizzato la diversità di elementi geologici esistenti su Cerere. Anche questo team ha studiato i crateri assieme ad altre formazioni come cupole, flussi lobati e strutture lineari. Fenomeni come criomagnetismo e criovulcanesimo sono stati identificati. L’analisi geomorfica suggerisce la presenza di faglie sotto la superficie.
Eleonora Ammannito dell’Università della California a Los Angeles ha guidato il team (che include ben 14 ricercatori dell’INAF IAPS di Roma) che ha analizzato la distribuzione dei minerali fillosilicati argillosi, che contengono magnesio e ammonio, sulla superficie di Cerere. Usando lo strumento VIR essi hanno determinato la loro composizione nelle varie aree del pianeta nano, che è risultata abbastanza uniforme. La quantità trovata invece varia molto da area ad area. Questi minerali si formano solo in presenza d’acqua perciò è possibile che quelli presenti in superficie abbiano subito alterazioni causate da un processo a larga scala che ha incluso l’acqua.
Alcune ricerche confermano ipotesi precedenti, altre le estendono e alcune riservano nuove sorprese. Nei giorni scorsi la sonda spaziale Dawn ha cominciato le manovre che la porteranno in un’orbita più alta nella sua missione estesa per continuare a raccogliere dati sul pianeta nano Cerere.
