Stelle in fase di formazione osservate nella Nube di Perseo

Concetto artistico di stelle in fase di formazione (Immagine cortesia Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF. Tutti i diritti riservati)
Concetto artistico di stelle in fase di formazione (Immagine cortesia Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF. Tutti i diritti riservati)

Al meeting della American Astronomical Society a Kissimmee, Florida, sono stati presentati i risultati di una ricerca che ha lo scopo di capire come nascono i sistemi multipli di stelle e i pianeti dal materiale presente nei dischi di polvere attorno alle nuove stelle. Il radiotelescopio Karl G. Jansky Very Large Array (VLA) è stato utilizzato per studiare quasi cento stelle neonate nella Nube di Perseo per cercare di rispondere a queste domande.

La Nube di Perseo è un’enorme nube di gas e polveri a circa 750 anni luce dalla Terra. Proprio perché è relativamente vicina e negli ultimi milioni di anni in alcune sue regioni è avvenuta la formazione di varie stelle, rappresenta un perfetto soggetto per lo studio delle prime fasi della loro vita. Vari team di ricercatori hanno esaminato le immagini raccolte dall’indagine VLA Nascent Disk and Multiplicity (VANDAM) tra il 2013 e il 2015.

Questa nuova indagine ha fornito osservazioni migliori delle precedenti in termini quantitativi e qualitativi. Il campione di giovani stelle osservate è stato maggiore rispetto agli studi precedenti e ha rivelato oggetti dalla luce più tenue di quelli che potevano essere studiati in precedenza con maggiori dettagli. I dischi di materiali che circondano le stelle neonate sono oscurati dalla nube in cui si stanno formando ma questa nuova indagine effettuata con il VLA riesce a mostrarli fornendo dettagli critici sui meccanismi della loro formazione.

Secondo uno dei team che ha studiato questi dati, ci possono essere due meccanismi diversi dietro la formazione di sistemi stellari multipli. A fare la differenza potrebbe essere la distanza tra le stelle perché in alcuni sistemi sono distanti tra loro circa 75 unità astronomiche (cioè 75 volte la distanza tra Terra e Sole) mentre in altri sistemi sono distanti circa 3.000 unità astronomiche.

Tutte le stelle si formano da nubi di polveri e gas e la formazione di sistemi multipli è più comune rispetto a quella di stelle singole. Secondo i ricercatori, se le stelle sono lontane tra loro si formano attraverso la frammentazione turbolenta della nube. Invece, nel caso di stelle vicine c’è una frammentazione all’interno del disco di materiali orbitanti attorno alla protostella originale.

I ricercatori hanno anche scoperto che i sistemi più vecchi hanno meno compagne lontane tra loro dei sistemi più giovani. Secondo loro ciò suggerisce che alcune giovani stelle che sono lontane tra loro durante la fase di formazione non sono legate gravitazionalmente. La conseguenza è che nel corso del tempo si allontanano ulteriormente.

Un altro team che ha analizzato i dati raccolti con VLA ha scoperto che i dischi di polvere e gas che circondano alcune protostelle sono più grandi di quanto previsto da alcuni modelli teorici. Questi dischi sono fondamentali per la formazione di pianeti, di alcune compagne binarie e della possibilità che le giovani stelle attraggano ulteriori materiali.

Uno studio pubblicato nel dicembre 2015 aveva descritto l’influenza dei materiali che cadono verso una protostella sul suo campo magnetico. Esso diventa più forte vicino alla stella e ciò potrebbe causare un rallentamento nella rotazione del disco, limitando le sue dimensioni e la sua crescita.

La Nube di Perseo contiene una quantità di materiali per circa 10.000 masse solari ed è una delle regioni più vicine in cui stelle con masse piccole e intermedie si stanno formando. Ci sono ancora discussioni attorno ai meccanismi di formazione stellare e strumenti come il radiotelescopio VLA possono aiutarci a osservare questa nube al meglio per rispondere a tutte le domande.

Giovani stelle circondate da dischi di materiali (Immagine cortesia Segura-Cox, et al., NRAO/AUI/NSF. Tutti i diritti riservati)
Giovani stelle circondate da dischi di materiali (Immagine cortesia Segura-Cox, et al., NRAO/AUI/NSF. Tutti i diritti riservati)

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