October 2016

La parte centrale della Via Lattea (Immagine ESO/VVV Survey/D. Minniti)

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” descrive la scoperta dei resti di un antico ammasso globulare nell’area centrale della Via Lattea. Un team di astronomi guidato da Dante Minniti (Universidad Andrés Bello, Santiago, Chile) e Rodrigo Contreras Ramos (Instituto Milenio de Astrofísica, Santiago, Chile) ha usato osservazioni dell’indagine “Variables in the Via Lactea with VISTA” (VVV) effettuate con il telescopio VISTA dell’ESO per scoprire antiche stelle di tipo RR Lyrae per la prima volta in quell’area.

L'orbita di 2014 UZ224 (Immagine cortesia JPL Horizons / Sky and Telescope)

David Gerdes, professore di astrofisica all’Università del Michigan, e vari colleghi associati con l’indagine DES (Dark Energy Survey) hanno scoperto un nuovo pianeta nano che al momento ha una distanza di circa 14 miliardi di chilometri dal Sole. Chiamato per ora solo 2014 UZ224, è tra i corpi celesti più distanti scoperti nel sistema solare dopo il pianeta nano Eris e il possibile pianeta nano conosciuto come V774104 la cui scoperta è stata annunciata nel dicembre 2015.

Il sistema IRS 43 (Immagine cortesia Christian Brinch/NBI/KU)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” descrive una ricerca sul sistema IRS 43, che si è rivelato davvero fuori dal normale perché è formato da due giovanissime stelle ognuna delle quali è circondata da un disco di gas ma esse condividono un terzo disco molto più grande. Un team di scienziati del Niels Bohr Institute dell’Università di Copenhagen ha usato il radiotelescopio ALMA per scoprire questa conformazione mai vista prima.

Wharton Ridge (Immagine NASA/JPL-Caltech/Cornell/Arizona State Univ.)

Dopo aver esteso ancora una volta la missione del venerabile Mars Rover Opportunity, la NASA ha annunciato che esso si dirigerà in un canale scavato molto tempo fa da un fluido, forse da acqua. L’obiettivo è capire se si tratti dei resti di un antichissimo fiume marziano. Si tratta dell’inizio dell’ennesima missione per Opportunity, che risente dell’usura e potrebbe correre dei rischi per una tempesta che investirà Marte.

La sequenza di interazioni tra V Hydrae e la sua compagna che causa l'espulsione di bolle di plasma (Immagine NASA, ESA, and A. Feild (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una ricerca sulle enormi bolle di plasma espulse dalla stella gigante rossa V Hydrae. Un team di astronomi guidato da Raghvendra Sahai del JPL della NASA ha utilizzato il telescopio spaziale Hubble per studiare questo fenomeno concludendo che quelle bolle di plasma provengono da un’altra stella, una compagna di V Hydrae che non riusciamo a vedere.