
Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive la scoperta di un enorme proto-superammasso galattico con una massa vicina a quella delle più grandi strutture esistenti nell’universo recente. Un team guidato da Olga Cucciati dell’INAF di Bologna l’ha scoperto grazie ai dati raccolti dal progetto VUDS (VIMOSUltra-Deep Survey) e l’ha chiamato Hyperion in onore del titano Iperione perché è davvero titanico. I ricercatori hanno stimato che questa struttura risalga a circa 2,3 miliardi di anni dopo il Big Bang, la più grande e massiccia scoperta risalente a un’epoca così remota con una massa stimata a oltre un milione di miliardi di volte quella del Sole.
Il progetto VUDS, guidato da Olivier Le Fèvre (Aix-Marseille Université, CNRS, CNES) ha prodotto una mappa spettroscopica tridimensionale di oltre 10.000 galassie molto fioche nell’universo distante e di conseguenza le vediamo com’erano miliardi di anni fa. Si tratta di uno degli utilizzi per cui è stato pensato lo strumento VIMOS (VIsible Multi-Object Spectrograph), montato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO in Cile.
Una nuova tecnica è stata sviluppata all’Università della California a Davis (UC Davis) per analizzare l’enorme molte di dati ottenuti dal progetto VUDS ed è stata quella che ha permesso di scoprire Hyperion. Questo proto-superammasso galattico ha una struttura complessa con almeno sette regioni ad elevata densità che sono collegate da filamenti di galassie. Un altro motivo di interesse è che la sua dimensione è paragonabile a quella di superammassi vicini alla Terra ma la sua struttura è ben diversa dalla loro.
Brian Lemaux di UC Davis, uno degli autori di questa ricerca, ha spiegato che i superammassi galattici più vicini alla Terra tendono ad avere una distribuzione di massa molto più concentrata con caratteristiche strutturali chiare mentre in Hyperion la massa è distribuita in modo molto più uniforme in una serie di blocchi connessi popolati da vaghe associazioni di galassie. Questa differenza è stata rilevata grazie a un confronto basato anche sui dati raccolti dall’indagine Observations of Redshift Evolution in Large Scale Environments (ORELSE) guidata dalla cosmologa Lori Lubin, anche lei di UC Davis e tra gli autori della ricerca, che usa telescopi dell’Osservatorio Keck alle Hawaii per studiare i superammassi vicini alla Terra.
La spiegazione più probabile per la differenza tra Hyperion e i superammassi vicini alla Terra è che Hyperion è giovane perciò la forza di gravità ha avuto relativamente poco tempo per ammassare la materia in regioni più dense mentre i superammassi più vicini sono molto più antichi e quel processo è andato avanti per miliardi di anni. In effetti, secondo Olga Cucciati, è sorprendente che una struttura così grande si fosse già formata poco più di due miliardi di anni dopo il Big Bang perché ci vuole molto tempo perché la gravità ammassi quantità di materia così elevate.
Tutto ciò significa che Hyperion si dev’essere evoluto fino a diventare simile ai superammassi più vicini alla Terra ma è troppo lontano perché lo possiamo vedere. Allo stesso tempo, è probabile che miliardi di anni fa i superammassi vicini avessero strutture simili a quelle che vediamo ora in Hyperion.
Questa ricerca fornisce nuove informazioni sulle prime fasi dell’evoluzione dei superammassi galattici e potrebbe migliorare i modelli attuali. Si tratta di processi che possono avere una forte influenza su ciò che avviene all’interno delle galassie che li formano e ciò è importante pensando che la Via Lattea fa parte del superammasso locale, conosciuto anche come superammasso della Vergine, che fa parte di una struttura ancora più grande conosciuta come superammasso Laniakea. Per questo motivo, Brian Lemaux e Lori Lubin stanno continuando la mappatura di Hyperion e di altre strutture del genere per ottenere maggiori dettagli utili per queste ricerche.
