Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience” riporta una conferma indipendente della rilevazione di un picco di metano sul pianeta Marte, a est del cratere Gale, dove sta operando il Mars Rover Curiosity della NASA, che aveva anch’esso rilevato la presenza di metano. Un team di ricercatori guidato da Marco Giuranna dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Roma ha però usato misurazioni dello strumento PFS della sonda spaziale Mars Express dell’ESA per trovare metano. Rilevazioni indipendenti compiute in orbita e al suolo con strumenti ben diversi sono fondamentali nella ricerca perché il metano può essere prodotto da processi biologici ma anche da processi geologici.
La presenza di metano su Marte è un argomento molto interessante al centro di molte discussioni a causa del fatto che è stata rilevata in diverse occasioni e per la possibilità che venga prodotto da organismi viventi. Ci sono anche processi che distruggono rapidamente il metano nell’atmosfera marziana perciò vi è stato rilasciato non molto tempo fa. C’è la possibilità che sia stato prodotto in un passato remoto e sia rimasto imprigionato nel sottosuolo per poi essere rilasciato recentemente. Insomma, tante domande a cui è difficile dare risposte con una manciata di sonde spaziali, lander e rover a cercare di coprire un intero pianeta.
La sonda spaziale Mars Express aveva offerto una delle prime rilevazioni di metano nell’atmosfera di Marte nel 2004, poco dopo aver raggiunto il pianeta rosso. Anche quella volta, era stato lo spettrometro PFS (Planetary Fourier Spectrometer) costruito dall’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) a compiere la rilevazione, quella riportata nella nuova ricerca risale al 16 giugno 2013. Stavolta si tratta di una misurazione ancor più importante perché è avvenuta il giorno dopo quella del Mars Rover Curiosity.
Secondo il team di Marco Giuranna il metano rilevato dall’orbita potrebbe essere stato emesso in un’area a circa 500 chilometri a est del cratere Gale. È il risultato di una serie di simulazioni atmosferiche basate su un modello teorico di circolazione globale che hanno considerato scenari realistici di emissione di gas in maniera analoga a ciò che avviene sulla Terra.
Anche un’analisi geologica basata su criteri diversi ha indicato la stessa regione di origine. Giuseppe Etiope dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) ha spiegato che lui e i suoi collaboratori hanno studiato il contesto geologico marziano alla ricerca di strutture che potrebbero essere associate al rilascio di metano. Le faglie chiamate Medusae Fossae nella regione conosciuta come Aeolis Mensae sono associate a un sottosuolo ghiacciato e sulla Terra il permafrost può contenere metano o bloccare un flusso di metano sotto di esso. Uno scioglimento anche parziale, una pressione del gas che si accumula nel sottosuolo, fenomeni sismici o impatti meteorici possono provocare l’emissione di metano.
La mappa nell’immagine in alto (cortesia ESA/Giuranna et al (2019)) mostra Aeolis Mensae divisa in riquadri in cui sono indicati i valori della probabilità che il metano rilevato nell’atmosfera sopra il cratere Gale possa essersi originato lì.
Secondo Frank Daerden del Royal Belgian Institute for Space Aeronomy di Bruxelles, uno degli autori della ricerca, i risultati supportano l’idea che il rilascio di metano possa essere caratterizzato da piccoli eventi geologici transitori piuttosto che da un’attività costante che ne rinnova la presenza a livello globale. Tuttavia, avverte anche della necessità di comprendere meglio come il metano venga rimosso dall’atmosfera e come conciliare i dati raccolti dalla sonda spaziale Mars Express con quelli di altre missioni.
Marco Giuranna ha dichiarato che l’origine ultima del metano non è stata ancora scoperta ma il primo passo per capirla è trovare i luoghi in cui viene rilasciato. Il suo team rianalizzerà altri dati raccolti dagli strumenti nel passato continuando allo stesso tempo il monitoraggio, che include quello iniziato dalla sonda spaziale Trace Gas Orbiter del programma ExoMars.
In sostanza, è stato compiuto un passo avanti nella ricerca sul metano marziano ma c’è ancora molto lavoro da fare per avere spiegazioni esaurienti. Anche se la sua origine risultasse dovuta a processi geologici sarebbe interessante dal punto di vista scientifico ma ovviamente se risultasse il prodotto di processi biologici, anche da parte di organismi esistiti in un’epoca remota, sarebbe una scoperta straordinaria.


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