2019

Un articolo sottoposto per la pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” riporta la scoperta di otto lampi radio veloci ripetitivi. La collaborazione CHIME/FRB, il team di scienziati che usa il radiotelescopio CHIME proprio per cercare questi fenomeni, ha raccolto le prove di questi nuovi lampi radio veloci dopo che mesi fa aveva annunciato la scoperta del secondo evento ripetitivo. Ciò suggerisce che questi fenomeni non siano così rari rispetto a quelli non ripetitivi ma che solo recentemente abbiamo trovato il modo di rilevarli.

La posizione del pianeta in fase di formazione (Immagine ESO/ALMA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di prove dell’esistenza di un pianeta in fase di formazione nel disco protoplanetario che circonda la stella HD 97048. Un team guidato da Christophe Pinte ha utilizzato una tecnica che è stata sperimentata in un’occasione precedente che identifica aree in cui il flusso di gas attorno a una stella viene disturbato dalla presenza di un pianeta. I dati raccolti usando il radiotelescopio ALMA hanno permesso di individuare un pianeta con una massa stimata tra due e tre volte quella di Giove.

La Pulsar delle Vele al centro di una nebulosa con l'emissione di un getto di particelle (Immagine X-ray: NASA/CXC/Univ of Toronto/M.Durant et al; Optical: DSS/Davide De Martin)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta un’analisi dell’irregolarità nel periodo di rotazione, un fenomeno chiamato in gergo “glitch”, della Pulsar delle Vele. Un team di ricercatori guidato da Gregory Ashton della Monash University, in Australia, ha analizzato i dati raccolti dal Mount Pleasant Radio Observatory del glitch rilevato il 12 dicembre 2016. Probabilmente questo fenomeno è causato da interazioni interne nei materiali della pulsar perciò studiarlo può offrire informazioni sulla composizione interna e sui processi in atto in un oggetto estremo di questo tipo.

39 antenate delle galassie ellittiche massicce scoperte nell'universo primordiale

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la scoperta di 39 galassie nell’universo primordiale. Un team di ricercatori ha combinato dati di diversi telescopi per individuare un gruppo di galassie risalenti ai primi due miliardi di anni dopo il Big Bang che erano risultate invisibili a precedenti osservazioni nelle loro aree condotte a frequenze ottiche. Il loro studio potrebbe offrire nuove informazioni sull’evoluzione delle galassie, dei buchi neri supermassicci al loro centro e anche sulla distribuzione della materia oscura.

Scoperto un buco nero supermassiccio primordiale fortemente oscurato

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta di un buco nero supermassiccio caratterizzato dal fatto di essere in una fase iniziale di crescita in cui è fortemente oscurato e di risalire a circa 850 milioni dopo il Big Bang, il più antico di quel tipo scoperto finora. Un team di ricercatori, inclusi alcuni dell’INAF – Osservatorio di astrofisica e scienza dello spazio di Bologna e del Dipartimento di fisica e astronomia dell’Università di Bologna ha usato dati raccolti dall’osservatorio per i raggi X Chandra della NASA per compiere questo studio ma anche mettendo assieme altri dati raccolti dal radiotelescopio ALMA non è certo se quel buco nero corrisponda al quasar catalogato come PSO167-13 o a una galassia vicina.