2019

La forma di Ultima Thule è perfino più strana del previsto

La NASA e il Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory hanno pubblicato nuove immagini dell’oggetto della fascia di Kuiper catalogato come 2014 MU69 e soprannominato Ultima Thule assieme ad animazioni che mostrano nuovi dettagli della sua forma. Una sequenza di 14 immagini catturate dalla sonda spaziale New Horizons durante il volo ravvicinato del Capodanno 2019 mostra che i due lobi di quest’oggetto non sono vagamente sferici come sembrava ma in particolare quello più grande è decisamente appiattito, al punto che è stato paragonato a un pancake, e non è chiaro come mai abbia quella forma.

Una stella nascente in una bolla gigante nella Grande Nube di Magellano

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la scoperta di un getto di materiali proveniente da una giovane stella massiccia in un’area chiamata LHA 120-N 180B, o semplicemente N180 B, una regione di formazione stellare nella Grande Nube di Magellano, una galassia satellite della Via Lattea. Un team di ricercatori guidato da Anna McLeod ha usato lo strumento MUSE installato sul VLT in Cile per studiare l’area e in particolare il getto catalogato come HH 1177, il primo di questo tipo rilevato alla luce visibile all’esterno della Via Lattea.

Immagine a falsi colori di V883 Ori. La distribuzione di polvere è mostrata in arancione e quella di metanolo in blu (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Lee et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di molecole organiche complesse nel disco protoplanetario della stella V883 Orionis, o semplicemente V883 Ori. Un team di ricercatori guidato da Jeong-Eun Lee della Kyung Hee University, in Corea del Sud, ha usato il radiotelescopio ALMA per rilevare le “firme chimiche” di composti come metanolo, acetaldeide, formiato di metile, acetonitrile e acetone dopo che una repentina eruzione ha fatto spostare la linea della neve provocando la sublimazione di materiali ghiacciati e il conseguente rilascio di quei composti.

Concetto artistico di impatto tra protopianeti (Immagine Nasa/JPL-Caltech modificata)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive uno studio riguardante due super-Terre nel sistema della stella Kepler-107 che hanno dimensioni simili ma densità molto diverse che indicano una composizione chimica molto diversa. Un team di ricercatori guidato da Aldo Bonomo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Torino che include altri ricercatori italiani ha usato lo spettrografo HARPS-N installato sul Telescopio nazionale Galileo (TNG) alle Isole Canarie per esaminare i pianeti Kepler-107b e Kepler-107c e concludere che probabilmente le notevoli differenze tra di essi sono dovute a un impatto primordiale.

Il Mars Rover Curiosity e il Moon Rover della missione Apollo 17 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” riporta un uso ingegnoso degli accelerometri e dei giroscopi del Mars Rover Curiosity per stimare la densità delle rocce sotto il Cratere Gale. Un team di scienziati ha esaminato i dati raccolti nel corso degli anni da quegli strumenti per valutare la forza di gravità dove è passato Curiosity ottenendo misurazioni più basse del previsto. Ciò suggerisce che in quell’area le rocce sono molto porose e meno compatte di quanto gli scienziati pensassero.