2019

Dune su Titano (Immagine cortesia Università delle Hawaii a Manoa)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta uno studio che offre qualche risposta al mistero dell’origine e composizione delle dune su Titano, una delle lune del pianeta Saturno particolarmente interessante per tanti motivi che includono la formazione di molti composti organici. Un team di ricercatori guidati dal fisico chimico Ralf I. Kaiser dell’Università delle Hawaii a Manoa ha esaminato dati raccolti nel corso della missione Cassini-Huygens e simulazioni al computer i cui risultati indicano che l’acetilene esposto a raggi cosmici può formare i materiali che compongono le dune di Titano.

Rappresentazione artistica del sistema di MAXI J1820+070 (Immagine cortesia John Paice)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio del buco nero MAXI J1820+070, parte di un sistema binario a raggi X che include una stella normale alla quale il buco nero ruba gas. Un team di astronomi coordinato dall’Università britannica di Southampton ha usato gli strumenti HiPERCAM e NICER per rilevare rispettivamente luce visibile e raggi X emessi durante un’attività esplosiva del 2018. I dati raccolti sono stati usati per creare un video rallentato fino a dieci volte per permettere agli astronomi di vedere i brillamenti più rapidi ed esaminare i dettagli di quell’attività.

Concetto artistico di quasar (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta un’analisi di 48 quasar nell’universo primordiale per rilevare i deflussi di materiali che essi producono. Un team di ricercatori guidato da Manuela Bischetti dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Roma ha usato il radiotelescopio ALMA per riuscire a confermare per la prima volta l’esistenza comune di quei deflussi, che agiscono come potenti venti all’interno di quelle galassie primordiali interferendo pesantemente nella formazione di nuove stelle.

Due dischi che ruotano in direzioni opposte attorno al buco nero supermassiccio al centro della galassia NGC 1068

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di un buco nero supermassiccio al centro della galassia NGC 1068 circondato da due dischi di gas che ruotano in direzioni opposte. Un team di ricercatori guidato da Caterina Maria Violette Impellizzeri del National Radio Astronomy Observatory (NRAO) ha usato il radiotelescopio ALMA per osservare il centro di quella galassia in dettagli sufficienti a rilevare i due dischi e i relativi moti. Quella situazione non è molto stabile e nel futuro una collisione tra i due anelli potrebbe generare un abbondante pasto per il buco nero. Si tratta di un possibile meccanismo di crescita rapida per i buchi neri supermassicci.

cometa interstellare 2I/Borisov (Immagine cortesia Gemini Observatory/Nsf/Aura)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta una serie iniziale di caratteristiche della cometa interstellare 2I/Borisov, inizialmente designata come C/2019 Q4. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti usando il Gemini North sull’isola di Mauna Kea, alle Hawaii, e il William Herschel Telescope alle Canarie. I dati confermano che proviene da un altro sistema stellare, eppure essa ha caratteristiche molto simili alle comete del sistema solare.