February 2020

La Galassia Sombrero

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sulla Galassia Sombrero e in particolare sull’alone che ne circonda la calotta. Un team di ricercatori ha usato il telescopio spaziale Hubble, trovando una sorprendente abbondanza di stelle ricche di elementi pesanti, e simulazioni al computer per cercare di capire l’origine di questa galassia difficile da catalogare perché è un ibrido tra la forma ellittica e quella a spirale. La conclusione è che la sua crescita è avvenuta dalla fusione di due o forse anche più galassie massicce in un processo caotico.

Protostelle nel Complesso di Orione

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal” riportano lo studio di un totale di oltre 300 protostelle dotate di dischi protoplanetari nel Complesso di Orione, un insieme di nubi molecolari che costituiscono perfette culle per la nascita di nuove stelle. Un team di ricercatori guidato da John Tobin del National Radio Astronomy Observatory (NRAO) ha usato i dati raccolti dai radiotelescopi VLA e ALMA nel corso dell’indagine VLA/ALMA Nascent Disk and Multiplicity (VANDAM) per identificare le quattro protostelle più giovani nel Complesso di Orione. Un team ampliato con l’aggiunta di altri ricercatori ha indagato su 328 protostelle identificate in quelle nubi molecolari.

Concetto artistico di gioviano caldo vicino alla propria stella (Immagine cortesia University of Warwick/Mark Garlick)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio sull’esopianeta NGTS-10b, un gioviano ultracaldo il cui anno dura solo 18 ore circa. Un team di ricercatori guidato dal dottor James McCormac dell’Università britannica di Warwick ha usato dati raccolti nel corso dell’indagine NGTS per identificare NGTS-10b grazie ai suoi transiti di fronte alla sua stella. Si tratta del gioviano caldo o ultracaldo più vicino alla sua stella osservato finora, talmente vicino ad essa che in un lontano futuro potrebbe avvicinarsi al punto da essere distrutto. Ciò lo rende un interessante oggetto di studio, anche perché osservazioni condotte per diversi anni potranno misurare i cambiamenti della sua orbita per capire se davvero ha un destino segnato.

Spesse nuvole bianche nella zona equatoriale di Giove

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sull’abbondanza d’acqua nell’atmosfera e in particolare nella regione equatoriale del pianeta Giove. Il team della missione Juno della NASA ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale, che da circa tre anni e mezzo sta orbitando attorno al gigante gassoso. La conclusione è che l’acqua costituisce circa lo 0,25% delle molecole nell’atmosfera di Giove, circa tre volte quelle presenti nell’atmosfera solare stimata attraverso la presenza dei suoi componenti. Si tratta di un risultato che indica un’abbondanda molto superiore a quella misurata nel 1995 dalla sonda spaziale Galileo.

Titano (Immagine NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio dei composti chimici nell’atmosfera di Titano, la grande luna di Saturno. Takahiro Iino dell’Università di Tokyo, assieme a Hideo Sagawa della Kyoto Sangyo University e a Takashi Tsukagoshi dell’NRAO (National Astronomical Observatory of Japan) ha usato il radiotelescopio ALMA per rilevare le firme chimiche dei composti esistenti su Titano scoprendo quella dell’acetonitrile, compreso un raro isotopomero che contiene azoto-15.