
Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sull’asteroide interstellare 1I/2017 U1 / ‘Oumuamua che offre una spiegazione alle sue strane proprietà. Il professor Gregory Laughlin dell’Università di Yale e il dottor Darryl Seligman dell’Università di Chicago hanno esaminato i dati raccolti nel corso delle varie osservazioni di ‘Oumuamua concludendo che potrebbe contenere una notevole percentuale di ghiaccio di idrogeno e potrebbe avere avuto origine nel cuore di una nube molecolare.
La scoperta avvenuta nell’ottobre 2017 dell’asteroide successivamente classificato formalmente come 1I/2017 U1 e chiamato ‘Oumuamua ha suscitato l’interesse di molti astronomi dopo che i calcoli orbitali hanno indicato che era arrivato dallo spazio interstellare.
Le osservazioni hanno mostrato fin dall’inizio una forma molto allungata davvero fuori dal normale che hanno subito suscitato discussioni. Varie ipotesi sono state fatte sulla sua origine e la rilevazione di un’accelerazione non spiegabile con l’attrazione da parte di pianeti o almeno lune nelle sue vicinanze avevano addirittura portato a ipotizzare che si trattasse di un’astronave aliena. Anche questo ha senso perché è stato oggetto di una seria verifica scientifica che ha portato a escludere che si tratti di un oggetto artificiale ma le domande sulle sue strane caratteristiche sono rimaste. Una risposta è stata proposta che offre una spiegazione a quelle stranezze.
Darryl Seligman ha conseguito un dottorato all’Università di Yale, dove ha lavorato con il professor Gregory Laughlin. Assieme, i due hanno esaminato i dati relativi a ‘Oumuamua per cercare di capirne la reale natura. Secondo i due ricercatori, se un asteroide interstellare fosse una sorta di iceberg composto soprattutto di idrogeno, avrebbe le caratteristiche osservate. Sarebbe un oggetto davvero esotico, diverso dagli asteroidi e dalle comete che conosciamo.
Un oggetto composto soprattutto di idrogeno potrebbe essere nato nel cuore di una nube molecolare, dove il gas molto freddo può diventare una culla per la nascita di nuove stelle. All’interno di quel tipo di nube le temperature possono essere anche di pochissimi gradi sopra lo zero assoluto, quelle necessarie perché l’idrogeno diventi solido. Iceberg di idrogeno potrebbero essere prodotti e successivamente spinti nello spazio interstellare dalla forza di gravità di protostelle.
Se questa teoria è corretta, un volta entrato nel sistema solare, l’asteroide interstellare ‘Oumuamua ha cominciato a subire l’influenza delle emissioni solari, che hanno provocato la sublimazione dell’idrogeno sulla sua superficie. Il professor Gregory Laughlin ha usato la metafora della saponetta che viene consumata in un modo che le dà una forma allungata, proprio come quella di ‘Oumuamua. L’idrogeno emesso a causa della sublimazione potrebbe aver generato l’accelerazione anomala, che aveva portato tanti astronomi a chiedersi se in realtà si trattasse di una cometa.
L’immagine (Cortesia Gregory Laughlin e Darryl Seligman. Tutti i diritti riservati) mostra uno schema dell’evoluzione di dimensioni e forma dell’asteroide interstellare ‘Oumuamua a causa della sublimazione dell’idrogeno e la sua traiettoria attraverso il sistema solare.
Secondo i due ricercatori, potrebbe esistere un’abbondante popolazione di oggetti come ‘Oumuamua che occasionalmente possono finire in qualche sistema stellare dopo essersi formati in una nube molecolare. La missione Comet Interceptor proposta dall’ESA allo scopo di inviare nello spazio navicelle spaziali pronte a intercettare comete di passaggio potrebbe essere utile anche per studiare oggetti come ‘Oumuamua. L’idea che iceberg di idrogeno viaggino nello spazio è interessante e certamente altri ricercatori la studieranno.

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